La procura 'non ha Facebook', archiviata la denuncia per odio sui social



Offese e insulti su Facebook, ancora più gravi se rivolti verso una donna per il solo motivo di essere straniera, e di essersi ritratta in foto con il velo islamico. Ma la denuncia contro gli odiatori sul web presentata dalla ragazza, una italo-algerina di 26 anni, da oltre 16 in Italia, è finita nel vuoto. E' stata archiviata, perchè la Procura, in questo caso quella di Belluno, non ha potuto individuare con certezza gli autori, ed ha una rete internet che non consente di accedere a Facebook. E questo ha impedito ai magistrati accertamenti più precisi. Una beffa per Assia Belhadj, che si era candidata nel 2020 alle Regionali in Veneto, con la lista di centrosinistra dell'avversario di Luca Zaia, il prof universitario Arturo Lorenzoni.

La richiesta di Assia di ottenere giustizia è stata frustrata dalla decisione della Procura, che con il pm Katjiuscia D'Orlando ha chiesto l'archiviazione della denuncia, confermata poi dalla gip Enrica Marson. Nel provvedimento, reso noto dalla stessa Belhadj con un post sul social network, i magistrati spiegano innanzitutto che non è stato possibile identificare gli autori dei post in modo chiaro, e inoltre che "la rete in uso all'ufficio non consente l'accesso a Facebook". In passato, prosegue la Procura, queste indagini "venivano svolte da personale - che ora non c'è più - che usava il proprio computer privato e il proprio profilo Fb".

"È una situazione assurda - dice Assia Belhadj, italo-algerina che opera nel nostro Paese come mediatrice interculturale ,- chi doveva decidere ha deciso che le più di 100 persone che si sono permesse di offendermi, prendermi in giro, minacciarmi, deridere me e la mia religione, non possono essere processate perché non si riesce a risalire alla loro identità", ha commentato Belhadj, mediatrice interculturale. Contando sul fatto che ogni profilo di un social network deve essere associato ad un indirizzo email pensava che sarebbe stato banale arrivare ai suoi odiatori. E' stato il procuratore di Belluno, Paolo Luca, a spiegare meglio la dinamica che ha portato ad accantonare il fascicolo.

"Le indagini - dice - non hanno consentito di identificare gli autori di quei post. Mancavano gli elementi per giungere ad identificare gli autori in modo chiaro. A queste indagini hanno lavorato la Digos e la Polizia postale. Il Gip ha accolto la richiesta di archiviazione".

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