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Aggiorna e sostituisce il servizio delle 18.53
Polemica per alcune foto pubblicate
su Instagram da Agnese Tumicelli, studentessa dell'Università di
Trento che fa parte del Consiglio studentesco dell'ateneo. La
denuncia arriva dal deputato e coordinatore regionale per il
Trentino Alto Adige di FdI, Alessandro Urzì, che ha portato il
caso in Parlamento chiedendo provvedimenti all'Università. La
studentessa, ha detto Urzì, "si è mostrata indossando magliette
che mostrano la sigla delle Brigate Rosse, la stella a cinque
punte odiosamente utilizzata come marchio per omicidi e
attentati, ma come se non bastasse anche l'immagine della
Renault 4 rossa che richiama l'omicidio del presidente Aldo
Moro, ma ancora una pistola, un piede di porco, un passamontagna
e addirittura l'immagine stilizzata di uno schermo tv in cui è
ritratto il profilo dell'ostaggio prima della esecuzione".
Tumicelli nel corso della giornata ha incontrato il rettore
Flavio Deflorian, con cui c'è stato un chiarimento: "Quello che
abbiamo visto sui social non è accettabile, per di più da una
persona che ricopre un ruolo istituzionale, e non è in linea con
i valori della nostra università", ha commentato Deflorian, che
ha appreso la notizia dalla stampa.
La studentessa ha scritto in serata; "Non ho mai inteso fare
apologia o anche solo satira sulle Brigate Rosse o sugli anni di
piombo; condanno con forza ogni forma di estremismo e di
violenza politica, da qualunque parte provenga. Non faccio parte
di nessun movimento radicale o estremo, anzi, collaboro da
sempre con un'associazione studentesca che si riconosce
fieramente nei valori democratici. In queste ore ho ricevuto la
fiducia e la solidarietà delle associazioni studentesche che
compongono il Consiglio che presiedo. Li ringrazio. Ma questo
non toglie che io debba assumermi la piena responsabilità del
mio gesto. Ho sbagliato. Profondamente. E chiedo scusa".
Di offesa inaccettabile parla l'Associazione vittime del
Dovere: "La memoria delle Vittime è sacra e non può essere in
alcun modo oltraggiata, banalizzata e irrisa - ha detto Ambra
Minervini, vicepresidente dell'Associazione Vittime del Dovere e
figlia di Girolamo Minervini, magistrato, ucciso dalle Br il 18
marzo 1980 - Questi gesti non sono espressione di libertà di
pensiero, ma di una pericolosa glorificazione della violenza e
di vilipendio della storia, e devono essere condannati senza
esitazioni. Non è concepibile che a una persona che si rende
protagonista di simili iniziative possa essere consentito di
continuare a ricoprire ruoli di rappresentanza all'interno di
un'istituzione educativa".
Soltanto un mese fa, a suscitare polemica furono i contenuti
omofobi e gli inni alla repubblica sociale di Salò delle chat -
pubblicate dalla stampa locale - degli studenti di Azione
Universitaria, associazione di destra dell'Università di Trento,
che avevano messo sotto la lente di ingrandimento il neo eletto
consigliere comunale a Trento del partito di Giorgia Meloni,
Giacomo Mason.
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