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Ospite di Luca Casadei nel podcast "One more time", la 34enne ex Gieffina ha raccontato del rapporto conflittuale con il cantante e dei problemi psichici che hanno condizionato la sua vita fin dall'adolescenza
C’era l’intera famiglia di Bobby Solo a festeggiare il suo ottantesimo compleanno in diretta tv a “Domenica In” lo scorso 16 marzo. Tutti tranne Veronica Satti, la figlia che il cantante ha avuto dalla compagna Mimma Foti e che ha riconosciuto quand’era già grande (i due si sono lasciati quando la bambina aveva solo 4 anni). «Mio papà sicuramente è mio papà e io mi sento sua figlia, ma non mi sono mai sentita amata da lui e lui non ha mai fatto il padre - ammette la 34enne Veronica parlando con Luca Casadei nel corso dell’ultima puntata di “One more time” - . Era presente, a modo suo. Mi veniva a prendere a Genova e mi portava a Roma o in tour. Dei tour ho dei bei ricordi». Poi succede qualcosa e il rapporto fra i due cambia.
«A 13 anni mi viene il ciclo e chiedo a papà di accompagnarmi dalla mamma, perché non avevo confidenza con lui - racconta oggi l’ex Gieffina - . Si arrabbia per questa cosa, mi lascia davanti al portone e mi dice “questa è l'ultima volta che ci vedremo”. Pensavo di essere io quella sbagliata, lì provo vergogna per essere stata rifiutata. Se oggi devo dire chi è mio padre dico che è il compagno di mia mamma, Paolo, perché i figli sono di chi li cresce. E papà Bobby lo sa. Gliel’ho detto in un viaggio a New York, in cui ci siamo riconciliati. Mi ha risposto “sono contento che hai avuto una figura”. Lui ha questo modo da amico…». In piena adolescenza Veronica ha iniziato a evidenziare i primi segnali di un disturbo psichico al quale all’epoca non riusciva ancora a dare un nome.
«Ho iniziato a non mangiare più e quello è il primo momento in cui ho cominciato a soffrire e a farmi del male - spiega ancora nel podcast - . Al liceo ho cominciato l'autolesionismo, l'ho fatto fino a due anni fa. Lo facevo dove non si poteva vedere: sul pube ad esempio. Non sentivo dolore, ma piacere. Poi, una volta finito il piacere, tornava il dolore». Nel 2019 è arrivata la diagnosi. «Sono borderline - confida ora senza più nascondersi . - Mi è stato diagnosticato nel 2019, dopo aver fatto una serie di test e di psicoterapia. Ci sono 9 punti in cui dovevo rientrare per essere borderline e io ero in tutti e 9. Essere borderline significa questo: stare male e non capire perché stai soffrendo così tanto; oppure avere reazioni di euforia quasi ingiustificata e non comprenderle. Ero confusa. Soffrivo e non ne capivo il perché La sofferenza era la mia comfort zone, non conoscevo altro, mi spaventava un po’ vivere e non sopravvivere».
Il crollo vero è arrivato però due anni fa. «Ho avuto questo “mental breakdown” importantissimo, dove mi raso a zero i capelli e mi scolo una boccetta di codeina. E mi taglio tanto, mi faccio tanto male. Oggi penso che se tu tocchi il fondo, ti giri e ti dai una spinta, risali. Torni a respirare, ce l’hai la forza». Adesso stai bene lì su, le chiede Casadei. «Sto prendendo le misure, diciamo che non è male, adesso non è male», conclude Veronica con un sorriso.