La Rai continua a ridimensionare la sua offerta culturale, e tra le vittime dei nuovi tagli c'è anche "Il Caffè", il programma dedicato ai libri condotto da Pino Strabioli su Rai 1. Una decisione che ha lasciato il conduttore profondamente amareggiato, tanto da raccontare al Corriere della Sera il suo stato d'animo con parole cariche di delusione e tristezza. Dopo oltre trent'anni di carriera in Rai, Strabioli si trova a dover affrontare non solo la cancellazione di un format che ha sempre difeso con passione, ma anche un'ondata di insulti omofobi sui social, che hanno aggiunto dolore a una situazione già difficile.
Il conduttore, che da 32 anni è una presenza fissa nel servizio pubblico, sottolinea come "Il Caffè" fosse uno dei pochi programmi culturali dedicati ai libri in un panorama televisivo sempre più povero di contenuti di qualità. Nonostante ascolti soddisfacenti e costi contenuti, senza ospiti pagati, la trasmissione è stata eliminata, lasciando molti spettatori e addetti ai lavori perplessi. In Italia, infatti, i programmi culturali in tv sono una rarità: secondo un rapporto Auditel del 2024, meno del 5% del palinsesto televisivo nazionale è dedicato a contenuti culturali o letterari, un dato che rende ancora più inspiegabile la scelta di tagliare una trasmissione come quella di Strabioli.
Oltre al dispiacere professionale, Strabioli ha dovuto fare i conti con attacchi omofobi sui social. "Mi hanno accusato di essere stato escluso perché 'di sinistra e omosessuale' – racconta – come se fossero colpe da stigmatizzare". Questi episodi, pur dolorosi, sono stati bilanciati da un'ondata di solidarietà da parte del pubblico, che ha dimostrato di apprezzare la qualità e l'importanza culturale del suo lavoro. La vicenda richiama alla mente altre situazioni simili in Rai, dove spesso programmi di nicchia o di valore culturale sono stati sacrificati in nome di logiche di audience più commerciali.
In un'intervista molto intima, Strabioli si è aperto anche sulla sua vita privata, rivelando un rapporto complicato con la propria sessualità. "La vivo in modo tormentato – confessa – soprattutto dopo la perdita di un caro amico a causa dell'HIV, quando avevo vent'anni. Da allora, ho sempre avuto un approccio molto cerebrale e riservato alle relazioni, con poca passione". Questa sincerità ha colpito molti fan, che hanno visto in lui non solo un conduttore raffinato ma anche una persona autentica e vulnerabile.
Il racconto si fa ancora più personale quando Strabioli parla della sua famiglia: una madre vivace e protettiva, trasferitasi da Roma a Orvieto, e un padre poliziotto dal carattere leggero, che non ha mai esercitato un'autorità forte. Questi elementi hanno contribuito a formare un carattere complesso e sensibile, capace di trasformare le proprie esperienze in un lavoro televisivo di grande valore culturale.
Ora resta da vedere se la Rai saprà riconoscere il valore di questa voce unica e se "Il Caffè" potrà tornare a illuminare il piccolo schermo con la sua proposta culturale, così rara e preziosa nel panorama italiano. Nel frattempo, la vicenda di Strabioli è un monito su quanto sia fragile la presenza della cultura nella televisione pubblica, e su quanto sia importante difendere chi, con passione e dedizione, continua a portarla avanti