Una nuova ondata di richiami scuote il settore alimentare italiano: questa volta sotto i riflettori finiscono undici lotti di Nutella Ice Cream Pot, il gelato firmato Ferrero. Coop, Decò ed Esselunga hanno immediatamente tolto dagli scaffali le confezioni sospette, tutte con date di scadenza comprese tra giugno e luglio 2026. Il motivo? Sulle etichette mancava la lista degli ingredienti in lingua italiana, un dettaglio che può sembrare banale ma che, secondo le normative UE, è fondamentale per tutelare la salute dei consumatori e garantire trasparenza. In Italia, infatti, il 72% delle persone legge sempre l'etichetta prima di acquistare un prodotto alimentare, e la presenza di informazioni chiare è spesso decisiva nella scelta.
Le confezioni coinvolte sono quelle da 230 grammi, facilmente riconoscibili, e Ferrero Commerciale Italia Srl ha subito attivato una task force per fornire assistenza: chi avesse acquistato uno dei lotti interessati può consultare il sito ufficiale dell'azienda o contattare il numero verde 800 909690 per ricevere la lista ingredienti in italiano. Un gesto che dimostra quanto Ferrero tenga a mantenere la fiducia dei suoi clienti, soprattutto dopo che, nel 2024, lo stesso prodotto era già stato oggetto di richiamo per una svista simile, appena una settimana dopo il debutto nei supermercati italiani. Un doppio scivolone che ha fatto discutere anche sui social, dove non sono mancati meme e ironie sulla "Nutella che parla solo inglese".
Non è la prima volta che il settore alimentare si trova a fronteggiare situazioni simili: solo nel 2024 sono stati oltre 130 i richiami di prodotti alimentari in Italia, spesso per errori di etichettatura o per la presenza di allergeni non dichiarati. In questo caso, la mancanza della traduzione italiana ha acceso i riflettori su un tema molto sentito, soprattutto considerando che, secondo una recente indagine, il 15% degli italiani soffre di allergie alimentari e fa affidamento sulle informazioni in etichetta per evitare rischi. Ferrero, che nel 2023 ha fatturato oltre 17 miliardi di euro a livello globale, non può permettersi passi falsi in un mercato sempre più attento alla sicurezza.
Curiosità: tra le voci di corridoio, si mormora che la svista sia stata causata dalla fretta di lanciare il prodotto in vista dell'estate, periodo in cui il consumo di gelati in Italia supera i 6 chili pro capite. Intanto, l'azienda ha rassicurato tutti: nessun rischio per la salute, ma massima attenzione alle regole. Un episodio che conferma come, anche per i giganti dell'industria dolciaria, la trasparenza sia ormai una conditio sine qua non per restare sulla cresta dell'onda