Se pensate che le serie tv sulla mafia siano esagerate, è solo perché non avete mai ascoltato Tamara Ianni. La sua storia, raccontata in anteprima a Belve Crime su Rai 2, (in diretta su KriTere.com) sembra uscita da una sceneggiatura troppo estrema persino per Netflix: clan, vendette, sangue infetto e una madre disposta a tutto pur di proteggere il figlio.
Una vita tra clan e paura
Tamara Ianni non è solo una testimone di giustizia: è una sopravvissuta. Il suo racconto ha contribuito all'arresto di 32 membri del clan Spada nel 2018, ma il prezzo pagato da lei e dalla sua famiglia è stato altissimo. Per anni, Tamara è stata perseguitata, picchiata e minacciata, insieme al marito, nipote del boss rivale Giuseppe Galleoni (detto Baficchio). Un ambiente, quello di Ostia, dove la criminalità organizzata non lascia spazio ai deboli e la legge del più forte regna sovrana.
Il racconto choc: sangue infetto come arma
Il momento più agghiacciante? Quando Enrico Spada, soprannominato "Pelè" e sieropositivo, si è presentato a casa di Tamara con lamette in bocca, pronto a sputare sangue infetto addosso al figlio di appena due anni. "Per proteggerlo mi sono messa a chioccia e mi hanno riempita di botte", racconta Tamara. "Entravano in casa di notte, volevano farmi prostituire, venivano con le pistole. Ma quando hanno toccato mio figlio, ho trovato il coraggio di reagire". Altro che fiction: qui la realtà supera la fantasia, e pure di parecchio.
Vivere sotto scorta: tra paura e (un po' di) felicità
Oggi Tamara e il marito vivono sotto protezione. D'altronde, sfidare i clan di Ostia non è roba da tutti i giorni. "Quando li hanno arrestati ho provato felicità, euforia… ma anche tanta paura", ammette. E come biasimarla? Nel 2018 una bomba artigianale è esplosa sul balcone dei suoi genitori. Gli Spada, racconta, "seguivano mio padre e mia madre ovunque, li fermavano nei bar per minacciarli. Chi si mette contro di loro è un soggetto da eliminare".
Il nome che non doveva esistere
Il figlio di Tamara, due anni appena, era diventato bersaglio dei clan per un motivo che sembra ridicolo, se non fosse tragico: portava il nome di Giovanni Galleoni, lo zio del marito assassinato dagli Spada nel 2011. "Il fatto che mio figlio si chiamasse come lui era come riesumare un fantasma", spiega Tamara. Da qui la folle idea di infettare il bambino con il sangue di Pelè. "Mi picchiavano davanti a lui per punirlo del nome che portava".
Ostia, terra di clan e bombe fai-da-te
La guerra tra clan a Ostia non è certo una novità. Secondo i dati del Ministero dell'Interno, la zona del litorale romano è tra le più "calde" d'Italia per reati legati alla criminalità organizzata, con una media di 120 arresti all'anno per associazione mafiosa e traffico di droga (dato 2024). E non mancano episodi da film: bombe sotto casa, intimidazioni nei bar, minacce trasversali. Il tutto condito da un silenzio omertoso che rende la vita impossibile a chi, come Tamara, decide di parlare.
Gossip criminale: quando il clan va… in tv
Non è un caso che la storia di Tamara sia finita in prima serata. Negli ultimi anni, la tv italiana sembra aver riscoperto il "fascino" delle storie di mafia, tra docu-serie, talk show e interviste esclusive. Secondo una ricerca di Auditel, le trasmissioni che trattano di criminalità organizzata registrano picchi di ascolto del 20% in più rispetto alla media. Insomma, la mafia fa audience, anche se – per fortuna – non sempre la fa franca.
Il coraggio di non stare zitti
Tamara Ianni non si definisce un'eroina, ma una madre disperata che ha scelto di non abbassare la testa. "Io non sto zitta, io divento ancora più forte", diceva già nel 2018, dopo l'attentato ai suoi genitori. E oggi, tra una puntata in tv e una vita sotto scorta, il suo messaggio è chiaro: "Chi si mette contro di loro prima o poi la paga. Ma io sono qui".
Secondo fonti investigative, il clan Spada avrebbe ancora una rete di "sentinelle" attive sul territorio di Ostia, nonostante i maxi-arresti del 2018.
Nel 2023, un'inchiesta di La Repubblica ha rivelato che le donne testimoni di giustizia in Italia sono aumentate del 30% negli ultimi cinque anni, ma solo il 10% di loro riesce a ricostruirsi una vita normale dopo aver denunciato.
Il "metodo Spada" – intimidazioni, aggressioni, uso di sangue infetto come minaccia – è stato oggetto di studio anche all'estero, con articoli pubblicati su Le Monde e The Guardian.
La storia di Tamara Ianni è uno schiaffo in faccia a chi pensa che la mafia sia solo roba da film. È la prova che il coraggio, a volte, nasce dalla disperazione. E che, anche quando sembra impossibile, si può scegliere di non abbassare la testa. Certo, magari con un po' di paura e qualche guardia del corpo in più. Ma sempre con la voglia di cambiare le cose.