Dopo quasi vent'anni di mistero, un caso che aveva lasciato tutti con il fiato sospeso sull'autostrada del Brennero sembra finalmente arrivato a una svolta. Un giovane uomo, trovato privo della testa all'interno di un contenitore abbandonato lungo la carreggiata, ha ora un'identità. La Corte di giustizia altoatesina ha confermato che gli investigatori sono riusciti a dare un volto alla vittima rinvenuta in quel macabro scenario nel lontano inizio 2008.



Il ritrovamento, avvenuto durante un normale intervento di manutenzione, aveva lasciato senza parole: un addetto che stava sistemando l'erba si era imbattuto in un contenitore ben chiuso, troppo pesante per essere spostato. Aprendolo, la scoperta scioccante di una salma decapitata. Da allora, una lunga serie di accertamenti, perizie e analisi scientifiche si sono susseguite, senza però riuscire a risolvere il giallo.

Le impronte digitali, condivise con le forze dell'ordine di Germania, Svizzera e Austria, non avevano portato a nessun risultato utile, e nessuna denuncia di scomparsa corrispondeva a quel profilo. L'autopsia ha rivelato che il giovane, di età compresa tra i 20 e i 25 anni, era stato prima ucciso per asfissia, probabilmente strangolato, e poi decapitato con una precisione chirurgica da mani esperte. Curiosamente, non sono stati trovati segni di una lotta sul corpo, un dettaglio che rende il caso ancora più enigmatico.

Le autorità mantengono ancora un rigoroso riserbo sulle indagini, che proseguono per individuare chi possa aver commesso un crimine così efferato. Tra le ipotesi iniziali, si era pensato che la vittima potesse essere una persona coinvolta nel giro della prostituzione proveniente dall'Europa dell'Est, ma nulla è stato confermato finora.

Questo cold case, che ha tenuto impegnati per anni investigatori e periti, potrebbe presto fornire nuovi dettagli, forse già nelle prossime settimane. Nel frattempo, il caso rimane uno dei più inquietanti e misteriosi della storia recente dell'Alto Adige, dimostrando come a volte la verità possa emergere anche dopo lunghi silenzi