L’annuncio dei dazi “reciproci” tra Stati Uniti e altri Paesi, partito ad aprile 2025, ha già prodotto i primi effetti concreti e significativi sugli scambi commerciali globali, con un impatto particolarmente forte sulle esportazioni verso il mercato americano.

Dazi USA: l’export italiano cala del 10%, l’Europa perde un terzo del mercato americano

Il quadro generale: crollo dell’export UE e Cina in crisi

Secondo i dati pubblicati dall’US Census Bureau, l’export dell’Unione Europea verso gli Stati Uniti è crollato del 35% in aprile rispetto a marzo, mese precedente l’entrata in vigore delle nuove tariffe. La Germania, in particolare, ha subito un calo del 16% nelle esportazioni verso gli USA, con un impatto severo soprattutto sul settore automobilistico, tassato con dazi fino al 25%. Il settore auto tedesco, di cui l’Italia è fornitore diretto, è quindi uno dei più colpiti.

La Cina, invece, ha visto contrarsi le proprie esportazioni verso gli Stati Uniti addirittura del 39% rispetto a gennaio, l’ultimo mese prima dell’entrata in vigore dei dazi bilaterali, e del 20% rispetto ad aprile 2024. Questo drastico calo obbliga Pechino a cercare mercati alternativi per i propri prodotti, che spaziano dall’acciaio alle navi commerciali, dalle auto alla chimica.

L’Italia: un calo meno drammatico ma comunque significativo

L’Italia, pur risentendo meno rispetto ad altri Paesi europei, registra comunque una riduzione del 10% dell’export verso gli Stati Uniti in aprile rispetto a marzo, e un calo del 4,4% rispetto allo stesso mese del 2024. Nonostante tutto, l’Italia era stata meno coinvolta nella corsa agli acquisti “precauzionali” da parte dei distributori americani nei primi mesi del 2025, che avevano invece fatto lievitare il deficit commerciale USA verso altri Paesi e l’Unione Europea nel suo complesso.

Il paradosso del deficit commerciale USA

Nonostante i dazi mirassero a ridurre il deficit commerciale americano, i primi mesi del 2025 hanno visto un aumento del disavanzo di circa 70 miliardi di dollari rispetto al 2024, a causa delle importazioni “precauzionali” effettuate prima dell’entrata in vigore delle tariffe. Solo ad aprile, dopo l’entrata in vigore dei dazi, le importazioni sono calate del 16,3%, mentre l’export è cresciuto del 3%, portando a un dimezzamento del deficit commerciale rispetto a marzo.

Settori più colpiti e dinamiche in corso

Il calo delle importazioni riguarda soprattutto beni di consumo, prodotti farmaceutici, forniture industriali e veicoli a motore. Tuttavia, sorprendentemente, l’import statunitense di beni ad alta tecnologia continua a crescere a doppia cifra, segno che la domanda americana di innovazione resta elevata e in parte immune ai dazi.

Per le imprese italiane, il dazismo rappresenta una sfida importante, soprattutto per quelle che esportano beni soggetti a tariffe del 20% o più. Le aziende devono ora valutare attentamente i propri prodotti, la classificazione doganale e le clausole contrattuali per capire chi sopporterà il costo dei dazi e come gestire l’impatto sui prezzi e sulla competitività.

Per l’Europa nel complesso, la guerra commerciale rischia di ridurre la ricchezza globale e di aumentare l’inflazione, con un impatto negativo sul benessere dei cittadini e sulla stabilità dei mercati finanziari. Il settore automobilistico, in particolare, è sotto pressione a causa delle tariffe sulle auto tedesche, che coinvolgono anche fornitori italiani.