L'Italia si è ritrovata, suo malgrado, a finanziare con quasi 900mila euro pubblici un uomo che oggi è al centro di uno dei casi di cronaca nera più discussi dell'anno. Francis Kaufmann, cittadino statunitense arrestato in Grecia per il presunto duplice omicidio della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda, aveva ottenuto nel 2020 un cospicuo finanziamento statale per un film mai realizzato, presentandosi sotto la falsa identità di Rexal Ford. Il tax credit, una misura pensata per sostenere il cinema, gli è stato concesso grazie a una serie di documenti falsificati e a una casa di produzione fantasma, la Tintagel Films Llc, con sede a Malta, creata ad hoc per l'occasione.
Il decreto che ha spalancato le porte a questo finanziamento porta la firma di Nicola Borrelli, all'epoca direttore generale del settore cinema del Ministero dei Beni Culturali, durante il secondo governo Conte guidato da Dario Franceschini. La cifra esatta, 863.595,90 euro, era destinata alla produzione di "Stelle della Notte", pellicola che non ha mai visto la luce. Un dettaglio che fa riflettere, considerando che tra il 2019 e il 2023 il tax credit italiano ha sostenuto oltre 1.200 progetti cinematografici, con un esborso complessivo superiore ai 600 milioni di euro. Ma quanti di questi sono stati realmente controllati?
La vicenda si complica ulteriormente quando si scopre che Kaufmann non ha agito da solo: per ottenere il via libera definitivo, si è avvalso della collaborazione di una società romana, la Coevolutions, rappresentata da Marco Perotti, che ha presentato la domanda ufficiale. Tuttavia, la normativa allora in vigore consentiva alle produzioni internazionali di accedere ai fondi senza dover presentare prove concrete delle riprese effettuate, una falla che ha reso il sistema vulnerabile a truffe di questo tipo. Secondo alcune indiscrezioni raccolte da fonti interne, almeno il 7% delle richieste di tax credit presentate tra il 2020 e il 2023 sono risultate irregolari o sospette.
Non appena il ministero ha dato il benestare, il credito fiscale è stato ceduto a un istituto bancario, che ha liquidato la somma dopo una rapida istruttoria. Oggi, con l'arresto di Kaufmann e la risonanza mediatica del caso, il Ministero della Cultura sta valutando la revoca del beneficio e il recupero della somma erogata. Nel frattempo, sui social e nei salotti televisivi si rincorrono voci e retroscena: pare che Kaufmann, sotto il nome di Rexal Ford, avesse già tentato in passato di accedere a fondi pubblici in altri Paesi europei, senza mai riuscirci.
La domanda che molti si pongono ora è: come sia stato possibile che nessuno abbia verificato l'identità del regista e l'esistenza della sua casa di produzione? Un interrogativo che mette in discussione l'efficacia dei controlli e la trasparenza nell'assegnazione di risorse pubbliche, soprattutto in un settore, quello cinematografico, che negli ultimi anni ha visto aumentare le richieste di finanziamento del 40%, complice anche la crisi post-pandemica.
Nel frattempo, la storia di Francis Kaufmann continua a tenere banco tra cronaca e gossip: secondo alcune fonti, l'uomo avrebbe frequentato ambienti dell'alta società romana, presentandosi come produttore hollywoodiano e promettendo ruoli da protagonista a giovani attrici in cerca di fortuna. Un dettaglio che aggiunge una nota ancora più amara a una vicenda che ha dell'incredibile