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di Andrea Carullo

L'attore diventato famoso interpretando personaggi malvagi in serie tv, ora entra nel mondo dei videogames: «Strano recitare Farcry 6: uno schermo verde e tanti sensori addosso»

La sedia preparata per lui sul palco del Comicon  di Bergamo gli sta stretta, troppo stretta, e per tre volte, durante l’ora a disposizione per il suo incontro coi fan, si alza in piedi per infiammare la platea. «Dovete essere voi stessi, inseguire i vostri sogni, dovete dirvi: io sono, io farò, io posso». La risposta del pubblico è sempre la stessa: standing ovation e scroscio di applausi.
Da un decennio il cattivo per eccellenza di Hollywood, consacrato dalla critica per la straordinaria interpretazione di Gustavo Fring in Breaking Bad e poi per aver vestito i panni di Moff Gideon in The Mandalorian, Anton Castillo nel videogioco Farcry 6, Stan Edgar in The Boys e, non ultimo, il mercenario Sidewinder in Captain America: Brave New World, Giancarlo Esposito è un attore poliedrico capace di adattarsi a tanti media diversi, motivo per cui ieri era presente come ospite al Comicon.

Lei ha lavorato in teatro, nel cinema, in serie tv, videogiochi e perfino in un anime. Che cosa l’ha portata ad approcciarsi a così tanti mezzi di comunicazione diversi?
«Credo che nella vita quando smetti di metterti alla prova smetti anche di crescere. È questo che mi ha sempre spinto e che mi permette di amare ancora quello che faccio. Mi piace provare cose nuove, ognuno di quelli che voi chiamate cattivi, che mi avete visto impersonare negli anni, ha qualità specifiche che ho cercato di portare in scena in maniera diversa, perché quando recito non voglio mai fare la stessa cosa due volte. È il motivo per cui ho accettato di partecipare al videogioco Farcry 6, perché non avevo idea di come fosse recitare in quell’ambito. E rispetto al teatro, dove sono io, da attore, a creare un mondo da mostrare al pubblico, lì è tutto più irrealistico: sei circondato da green screen, con indosso un casco e dei sensori sparsi per il corpo, per cui è fondamentale l’immaginazione».

Cosa trova di così affascinante in questi ruoli da cattivo?
«I cattivi sono più interessanti, non è un caso che alle persone piacciano così tanto. Gli eroi sono belli, certo, ma spesso sono i classici bravi ragazzi un po’ troppo buoni. Un cattivo ha qualcosa in più. Una storia ha bisogno di un buon cattivo, soltanto con un grande eroe non può sopravvivere. Io ne ho interpretati parecchi e posso dirlo, i cattivi attraggono l’attenzione della gente, hanno le battute migliori e le scene migliori, sono imprevedibili. Le persone sono attratte dal male perché la sua energia si contrappone al bene, il bene ne ha bisogno».

Uno dei suoi personaggi più amati è senza dubbio Gustavo Fring, il boss del narcotraffico della serie “Breaking Bad”. A cosa crede sia dovuto il suo successo nel ruolo?
«Sono stato davvero fortunato a poter interpretare Gus Fring, è un personaggio che mi ha dato attenzione internazionale e gliene sono grato. Il perché del suo successo? Beh, un po’ per i suoi sguardi, come quelli di mio papà, Giovanni Esposito, che era capace di paralizzarmi con un’occhiata, e un po’ per i suoi silenzi, sono quelli che fanno la differenza. Nella vita di oggi quand’è che ci si ferma a pensare? Siamo sempre di corsa, sempre a guardare avanti, a cosa fare dopo, ma quei silenzi ci obbligano a fermarci. Questo è stato il mio successo: imparare a rallentare».

Abbiamo parlato di contrapposizione tra bene e male, che spesso non è definita ma più sfumata. Nella finzione, di solito, è il bene che alla fine prevale, ma nella realtà?
«Io sono cresciuto con un’educazione cattolica, credo in Dio e stavo addirittura per prendere i voti, perciò non ho dubbi che alla fine il bene prevarrà anche nella realtà. La guerra sarà sempre una parte della società perché ci sono uomini che venerano il denaro e il potere, ma sono sicuro che c’è più luce che oscurità dentro di noi».

Anche di fronte a ciò che sta accadendo nel mondo?
«Stanno succedendo cose orribili. Soffro anch’io per l’Ucraina, la Palestina, Israele, ma non possiamo abbandonare la speranza. Sono convinto che chi insegue soldi e potere non fa che annegarsi da solo nella sua stessa hybris».

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22 giugno 2025 ( modifica il 22 giugno 2025 | 09:20)

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