Un pranzo in famiglia si è trasformato in un incubo in Australia, dove Erin Patterson, una donna di 50 anni, è finita sotto processo con l'accusa di aver avvelenato i suoceri e una cognata, servendo loro un piatto a base di funghi letali. L'unico superstite, il cognato Ian Wilkinson, è riuscito a salvarsi dopo giorni di coma, mentre per gli altri commensali non c'è stato nulla da fare. La vicenda, che risale all'estate del 2023, ha catalizzato l'attenzione dei media non solo per la sua drammaticità, ma anche per i dettagli inquietanti emersi durante il processo.



Secondo le indagini, la causa della tragedia sarebbe stata l'amanita phalloides, conosciuta come "angelo della morte", un fungo tra i più tossici al mondo, responsabile ogni anno di centinaia di avvelenamenti fatali, soprattutto in Europa ma anche in Australia, dove però non era mai stato al centro di un caso giudiziario così eclatante. In Italia, solo nel 2022, sono stati registrati oltre 200 casi di intossicazione da funghi, con l'amanita phalloides protagonista in diversi episodi.

Durante il processo a Latrobe Valley, Erin ha ammesso di aver mentito riguardo all'uso dei funghi, di aver distrutto un essiccatore e cancellato le ricerche dal cellulare. Tuttavia, ha negato con forza qualsiasi intenzione omicida, sostenendo di aver agito per paura delle conseguenze e di aver raccolto i funghi in modo casuale, mescolandoli con altri acquistati in negozio. Il suo avvocato ha sottolineato come non sia mai stato individuato un movente preciso e che la donna avrebbe sempre mantenuto buoni rapporti con la famiglia dell'ex marito, Simon, nonostante un recente divorzio.

Curioso è il fatto che anche Erin e i suoi figli abbiano consumato lo stesso piatto senza accusare sintomi gravi, dettaglio che ha alimentato dubbi e sospetti tra investigatori e opinione pubblica. Alcuni messaggi scambiati tra Erin e l'ex marito poco prima del pranzo rivelano un clima di tensione, soprattutto per questioni legate all'educazione dei figli e alle spese scolastiche, ma nulla che lasciasse presagire una tragedia simile.

Il racconto di Ian Wilkinson, unico sopravvissuto, ha aggiunto un ulteriore elemento di mistero: secondo l'uomo, durante il pranzo Erin avrebbe confessato di essere gravemente malata, chiedendo consigli su come parlarne ai figli. Tuttavia, in seguito è emerso che la donna non aveva mai ricevuto una diagnosi di tumore, ma stava semplicemente cercando di giustificare la necessità di un intervento chirurgico.

Le autorità hanno ricostruito che i familiari si sono sentiti male poche ore dopo il pranzo e sono stati ricoverati d'urgenza, ma per tre di loro non c'è stato scampo. Erin, invece, ha riferito di aver accusato solo un lieve malessere, attribuendolo alla torta all'arancia servita come dessert. Nel corso delle indagini, la donna ha confessato di aver mentito per timore di perdere la custodia dei figli, una paura che l'ha spinta a nascondere la verità fino all'ultimo.

Un caso che ha scosso l'opinione pubblica australiana e che continua a far discutere, tra colpi di scena giudiziari e dettagli da vero e proprio thriller familiare. In un Paese dove i casi di avvelenamento da funghi sono rarissimi (meno di 20 all'anno secondo i dati ufficiali), questa storia ha riportato l'attenzione sui rischi legati alla raccolta di funghi selvatici e sulle dinamiche oscure che, a volte, si nascondono anche dietro le mura domestiche