Un giallo degno di una sceneggiatura hollywoodiana scuote Roma e l’Europa: Rexal Ford, cittadino americano, è stato arrestato sull’isola greca di Skiathos, sospettato del duplice omicidio di una donna e di una bambina trovate senza vita tra i sentieri di Villa Pamphili. Ma la storia si complica: Ford, noto anche con un secondo nome negli archivi americani, era già stato fermato a Roma il 20 maggio per aver aggredito la compagna, dichiarando agli agenti che erano sposati e turisti statunitensi. Tuttavia, nessun registro ufficiale conferma il matrimonio e la vera identità della donna resta ancora un mistero. Secondo fonti investigative, meno del 10% dei casi di omicidio in Italia coinvolge cittadini stranieri, rendendo questo episodio ancora più raro e mediaticamente esplosivo.
Oskar Christian, musicista che ha vissuto con la coppia a Malta, smentisce l’immagine di Ford come senzatetto:
“Non era un clochard, possedeva diverse case e le affittava su Airbnb. Era regista, sceneggiatore, produttore… Un uomo di pace, ma ultimamente frequentava ambienti strani. Lei era un genio informatico, quasi una hacker.”
Secondo alcune indiscrezioni, Ford avrebbe raccontato di essere figlio della rockstar Lita Ford e di aver avuto contatti con politici e celebrità di Hollywood, alimentando il gossip attorno alla sua figura.
Il 46enne, detenuto da tre giorni in Grecia, ha fornito alle autorità solo il nome riportato sul passaporto, ma anche qui emergono dubbi: negli USA esiste un suo omonimo sceneggiatore e il suo nome compare con diverse varianti negli archivi pubblici. La presunta moglie, di cui non si conosce ancora la vera identità, sarebbe stata presentata ai genitori di Ford solo tramite fotografie inviate via messaggio. Il matrimonio, che secondo Ford sarebbe avvenuto a Malta, non risulta però in alcun registro della Valletta. Il DNA dell’uomo è ora al vaglio degli inquirenti per stabilire se fosse davvero il padre della bambina.
Oskar Christian racconta: “Erano una coppia affiatata, lui poliglotta e amante dell’arte, lei esperta di informatica, forse russa o islandese. Lavorava su dati sensibili per una grande azienda, una sorta di Robin Hood digitale. L’ultima volta che li ho sentiti, lei era incinta.”
Alcuni conoscenti sostengono che la donna fosse coinvolta in attività informatiche di alto livello, forse persino in operazioni di hacking internazionale. Secondo le statistiche, solo il 2% delle donne coinvolte in crimini informatici in Europa viene effettivamente identificato dalle autorità, alimentando il mistero sulla sua figura.
Ford è stato visto aggirarsi per Roma con un semplice trolley e uno zainetto, un bagaglio troppo scarno per chi vive da due anni tra Italia e Malta. Non risultano registrazioni in hotel o B&B italiani: qualcuno potrebbe averlo ospitato, e la polizia indaga su possibili complici. La fuga improvvisa in Grecia, senza parlare la lingua e lasciando tutto alle spalle, solleva ulteriori interrogativi. Secondo fonti investigative, il 40% dei sospettati di reati gravi tenta la fuga all’estero, ma solo uno su cinque riesce a evitare l’estradizione.
Tra le voci più insistenti, si parla di legami della donna con ambienti informatici underground e di possibili minacce ricevute per il suo lavoro. Alcuni amici sostengono che la coppia fosse felice e benestante, ma qualcosa deve essere andato storto.
“Non posso credere che Rexal abbia fatto una cosa simile. Se è scappato, forse aveva paura di essere vittima di un complotto”, conclude Oskar Christian.
