Alfonso Porpora, un nome che fino a poco tempo fa avrebbe potuto tranquillamente confondersi tra quelli degli emigrati siciliani in Germania. Peccato che oggi, invece, sia diventato il protagonista di una delle storie più inquietanti degli ultimi anni, tanto da guadagnarsi il titolo di "padre-killer di Sontheim" sui giornali tedeschi. E sì, non è un soprannome che si ottiene per aver vinto una gara di briscola al bar.
Ma chi è davvero Alfonso Porpora? Nato a Enna nel 1964, Porpora decide a 16 anni che la Sicilia gli sta stretta e si trasferisce in Germania, a Sontheim, nel Baden-Württemberg. Qui mette su famiglia, ma evidentemente la tranquillità della provincia tedesca non era abbastanza per lui. Nel 2008, la sua vita prende una piega da film horror: attira il genero Mustafa Sahin, ventenne tedesco di origini turche, in un garage e lo strangola. Non contento, decide di decapitarlo con una motosega e di abbandonare il corpo in uno scatolone lungo l'autostrada del Brennero. Un gesto che, diciamolo, neanche nei peggiori thriller di serie B.
Per 17 anni, il cadavere senza testa rimane un mistero per la polizia italiana, diventando uno dei cold case più discussi dell'Alto Adige. Nel frattempo, Porpora si costruisce una reputazione poco invidiabile: secondo le indagini, non si sarebbe limitato a un solo omicidio. Anche il secondo compagno della figlia, guarda caso, scompare misteriosamente nel 2014. E indovinate chi c'era di mezzo? Sempre lui, Alfonso, aiutato dai suoi due figli maschi. Anche stavolta, la scena del crimine è il garage di famiglia, e il corpo viene smembrato e trasportato fino in Sicilia, nella provincia di Enna. Insomma, una tradizione di famiglia che nessuno vorrebbe ereditare.
Il colpo di scena arriva nel 2019, quando Porpora viene arrestato per l'omicidio del proprietario del garage che aveva affittato e trasformato in officina. Dopo aver smembrato il corpo e averlo sparpagliato in diverse aree di sosta, tenta pure di sviare le indagini. Ma la polizia tedesca, che evidentemente non ha mai smesso di guardare CSI, mette insieme i pezzi (letteralmente) e collega i resti trovati sull'autostrada del Brennero con quelli di Mustafa Sahin, grazie al DNA dei figli di Porpora. Un lavoro certosino che ha permesso di risolvere un enigma durato quasi due decenni.
E se pensate che questa storia sia già abbastanza surreale, sappiate che Porpora nel frattempo era già stato condannato all'ergastolo in Germania per altri due omicidi. Attualmente si trova nel carcere di Ellwangen, dove probabilmente avrà molto tempo per riflettere sulle sue scelte di vita e, magari, scrivere le sue memorie (che sconsigliamo di leggere prima di dormire).
Il caso Porpora ha scosso sia l'Italia che la Germania, non solo per la crudeltà degli omicidi, ma anche per la capacità dell'uomo di passare inosservato per anni. Secondo dati recenti, in Germania i casi di omicidio legati a dinamiche familiari rappresentano una percentuale significativa dei crimini violenti, ma raramente raggiungono livelli di efferatezza simili. Secondo l'Ufficio federale di statistica tedesco, nel 2023 sono stati registrati circa 2.200 omicidi e tentati omicidi, di cui oltre il 40% avvenuti in contesti familiari o tra conoscenti. Tuttavia, il modus operandi di Porpora – tra motoseghe, viaggi transnazionali e smembramenti – ha lasciato sbigottiti anche gli investigatori più esperti.
E mentre i media si sono scatenati con titoli da brivido, la comunità di Sontheim si interroga ancora su come sia stato possibile che un uomo così potesse vivere per anni tra loro senza destare sospetti. In Italia, invece, il caso ha riacceso il dibattito sulla gestione dei cold case e sulla collaborazione tra le forze di polizia europee. La risoluzione di questo mistero, infatti, è stata possibile solo grazie allo scambio di informazioni tra la Procura di Bolzano e la polizia tedesca, che hanno incrociato dati, DNA e testimonianze fino a ricostruire il puzzle.
C'è chi dice che la realtà superi sempre la fantasia. Nel caso di Alfonso Porpora, sembra proprio che la fantasia abbia gettato la spugna. E se mai dovesse uscire un film su questa vicenda, speriamo almeno che la colonna sonora non sia a base di motoseghe.