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di nostro inviato Andrea Laffranchi

Venerdì l'intera giornata di migliaia di fan, prima del concerto di sabato sera tra giochi, radio, musica

REGGIO EMILIA Certe notti cominciano il giorno prima. C’è un sole che brucia l’asfalto a Campovolo. In attesa della «Notte di Certe notti», il mega concerto di questa sera che celebra i 30 anni di «Buon Compleanno Elvis» e della canzone icona del Liga, i più coraggiosi fra i 100 mila attesi sono già arrivati. «Fate come se foste a casa mia», li accoglie Luciano dal truck di Rtl che lo intervista in diretta.
Porte aperte da mezzogiorno, anche a chi non ha il biglietto (oggi invece l’accesso sarà riservato) per uno spoiler del palco a tema «le luci di Las Vegas» e per passare un po’ di tempo sulla LigaStreet. Prima dello spettacolo c’è, la parola va di moda, l’experience.

Ci sono diverse aree tematiche: la sala giochi con il calcio balilla e i flipper a tema «Buon Compleanno Elvis» personalizzati dalla voce del rocker che commenta la partita. Nell’area giostre, fra tiro al bersaglio e il punching ball per sfide all’ultimo macho spicca il toro meccanico: chi si fa sotto? «Una partita a pallavolo raga?». Le alternative sono il basket e il ping pong.
L’area kids è dedicata ai bambini: giochi e un filo d’ombra. Vincenzo, 9 anni, e fascetta sulla fronte («L’oggetto più venduto» dicono al banco del merchandising) Liga ha iniziato ad ascoltarlo in pancia: «Ho avuto un problema in gravidanza — ricorda mamma Luciana — e le canzoni di Liga, poesie vicine a quello che accade nella vita, hanno fatto il miracolo». Di fronte c’è il muro delle dediche. La più bella: «10 anni fa qui mi ha detto sì. E 10 anni dopo siamo ancora qui».

«Una festa meravigliosa, un’esperienza come quelle dei grandi festival. Questa volta abbiamo creato un vero palinsesto», sottolineano Ferdinando Salzano, produttore dello show e Marco Ligabue, fratello di e amministratore della Liga company. Alla sera si accende il cinema all’aperto con la proiezione di «Radiofreccia». I monomaniaci si sfogano al karaoke. Ce ne sono un paio da tenere d’occhio, più che per bravura per evitare di averli dietro al concerto. C’è chi chilometri ne ha fatti un bel po’ per arrivare qui.
Marina, 44enne italiana che vive a Città del Capo, è tornata a trovare mamma e papà e Lucianone suo: «Le prime canzoni che ho imparato a suonare in spiaggia sono state le sue... Lui non è pretenzioso: è terra terra come me», e se ne va al suono dei suoi stivaloni texani. La birra fresca scorre. Le bottigliette d’acqua durano pochi secondi. La pizza — la «Balliamo sul mondo» fa muovere a ritmo di nduja e salame piccante — è quella di PizzAut, progetto di inclusione sociale. Si paga tutto con un bracciale elettronico e il credito che avanza, alla faccia dei token furbetti, viene restituito. Si chiacchiera e si fanno amicizie. Sul tribute stage ci sono i talk con i musicisti delle diverse band della carriera di Luciano che questa sera saranno tutte protagoniste. Inaugurano lo spazio i ClanDestino, la prima formazione. «Ho avuto subito la percezione che Luciano fosse un numero 1», ricorda il batterista Gigi Cavalli Cocchi.

Il campeggio è pieno. Emanuele, 26 anni, è venuto da solo, con la sua canadese, da Castano Primo, provincia di Milano: «I miei amici ascoltano altro. Io l’ho scoperto con mamma». Passa una ragazza avvolta nella bandiera del Messico. «Vengo da Puerto Vallarta... vacanze in Italia e concerto — dice Andrea, 35 anni —. Studiavo italiano e il primo artista che ho scoperto è stato Jova. Poi due ragazze argentine mi hanno fatto scoprire Luciano e mi sono innamorata». Mostra i tatuaggi con i testi di Luciano: «Non chiedermi la canzone preferita, non si può scegliere».

20 giugno 2025

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