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Nel cartellone della stagione composta da Stefano Massini artisti «non commerciali». Artisti che tengono vivo e vitale ciò che chiamiamo teatro. Dunque perché cancellare ciò che è vitale?
Il declassamento da Teatro Nazionale de La Pergola di Firenze non è propriamente un problema politico, ma in quanto politico lo si potrebbe dire un problema senza un fondamento di giudizio. Le ragioni sono due. Per la prima (esprimo un parere personale, benché condiviso): pensare in termini di Destra e Sinistra non è semplice come era fino a qualche anno fa.
La seconda ragione è la consuetudine nei comportamenti di chi sta al potere che segue i propri interessi. In quanto al declassamento infatti si può pensare ad un eccesso. Nel caso in cui i teatri Nazionali (come a volte avviene) vengono declassati di due punti, i direttori protestano con le autorità cui sono demandate simili decisioni.
La domanda dunque è: perché La Pergola è stato declassato addirittura di venti punti? Provo a leggere i nomi degli artisti della stagione precedente e quelli della prossima, stabilita dal nuovo direttore Stefano Massini (che ieri è stato definito dal ministro Giuli «uno dei più grandi artisti, forse l’attuale Governance della Pergola non lo aiuta»). Una stagione approvata dal consiglio di amministrazione ora dimessosi.
Nella precedente erano in scena Chiara Noschese, Flavio Insinna, Francesco Pannofino, Alessandro Preziosi, Rocco Papaleo, Michele Placido. In quella che verrà ci saranno Mimmo Borrelli, Romeo Castellucci, Emma Dante, Davide Enia, Antonio Latella, Lisa Ferlazzo Natoli, Thomas Ostermeier, Milo Rau.
In quanto spettatore da molti anni della scena teatrale, non vi sono dubbi. Semplifico: i primi siamo soliti definirli «commerciali»; i secondi sono artisti «non commerciali», quelli che nel corso del tempo tengono vivo e vitale ciò che chiamiamo teatro. La domanda diventa: perché cancellare ciò che è vivo e vitale? Come tante è una domanda senza una risposta che non sia ipocrita.
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