Il Referendum 2025 è stato, diciamolo subito, un flop di quelli che si ricordano a lungo: affluenza nazionale ferma al 30,6%, ben lontana da quel mitico 50% più uno che serve per rendere valido il voto. Risultato? Tutti e cinque i quesiti (tra cittadinanza e lavoro) sono finiti in un cassetto, almeno a livello nazionale. Ma attenzione: non in tutta Italia è andata così. In alcune città e paesini, il quorum è stato raggiunto e qualcuno è pure andato a festeggiare con la matita copiativa ancora in mano.
Partiamo dai numeri: oltre 14 milioni di italiani si sono presentati alle urne, più di quelli che nel 2022 portarono Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Ma niente da fare: la legge è legge, e il quorum resta un muro difficile da scalare. I Sì hanno stravinto ovunque, con percentuali che in alcuni casi hanno sfiorato il 90%, ma senza la quantità, la qualità non basta.
Ma chi sono questi eroi del quorum? Sono soprattutto i cittadini di quei comuni dove, per una fortunata coincidenza, si votava anche per le amministrative. Lì, la gente era già in fila per le comunali e, già che c'era, ha preso anche la scheda referendaria. In altri casi, invece, la voglia di votare è stata talmente forte che il 50% è stato superato anche senza il traino delle elezioni locali. Un vero miracolo civico, quasi da Guinness dei Primati.
Ecco qualche nome da segnare: Cernusco sul Naviglio (Milano), dove il 50,7% degli aventi diritto ha votato al referendum (anche se per le comunali erano il 58,8%: qualcuno ha fatto il prezioso e ha rifiutato la scheda). Matera ha fatto ancora meglio, con il 53,3%. Orta Nova (Foggia) ha superato il quorum per un soffio: 50,01%, roba da far tremare i polsi agli scrutatori. Ortona (Chieti) 51,42%, Triggiano (Bari) 53,7%, Volla (Napoli) 51,9%. Insomma, il Sud non si è fatto pregare troppo.
In Sardegna, invece, c'è chi ha fatto il record al contrario: Goni, 400 anime e affluenza sotto il 9%. Ma anche qui, qualche comune ha brillato: Nuoro (59,2%), Luras (60,8%), Soleminis (59,9%), Monastir (54,1%), Lodine (51,5%) e Oniferi (53,5%). Piccoli centri, grandi soddisfazioni.
Non mancano le sorprese nemmeno in Emilia-Romagna e Toscana, le regioni con l'affluenza più alta d'Italia: rispettivamente 38,1% e 39,1%. Qui, alcuni comuni hanno raggiunto il quorum anche senza elezioni amministrative in corso. Paciano (Perugia), 934 abitanti e affluenza al 51,38%, è diventato un caso da studiare nelle università. In Emilia-Romagna, Anzola Emilia (Bologna) ha raggiunto il 50,2%, Fabbrico (Reggio Emilia) il 52,9%. In Toscana, Sesto Fiorentino (quasi 50mila abitanti) ha toccato il 53,04%, Pontassieve (Firenze) 50,9%, Monterotondo Marittimo (Grosseto) 51,6%, Radicondoli (Siena) 52,6%. Qui il quorum non è più una leggenda metropolitana.
Sul piano politico, il referendum ha scatenato una tempesta di dichiarazioni. Il centrodestra canta vittoria, parlando di "devastante sconfitta" per la segretaria PD Elly Schlein, che però ribatte: "Abbiamo portato al voto più persone di quante ne abbiano votato per Meloni nel 2022. Ci vediamo alle politiche!". Giuseppe Conte difende i 15 milioni di votanti ("Portate rispetto!"), mentre la CGIL rivendica di aver rimesso il tema del lavoro al centro del dibattito, anche se la festa per il quorum è rimandata a data da destinarsi.
Il vero vincitore? L'astensionismo, organizzato e non. Molti hanno scelto di non ritirare la scheda, altri hanno preferito il mare alle urne. Eppure, una domanda resta: ha ancora senso un quorum così alto, in tempi di disaffezione politica e di elettori sempre più sfiduciati? C'è già chi chiede di abolirlo, con tanto di raccolta firme online che corre veloce.
E mentre i politici si scambiano frecciate e i comuni virtuosi si godono il loro momento di gloria, la sensazione è che in Italia votare sia diventato un po' come andare in palestra: tutti dicono che dovrebbero farlo, pochi lo fanno davvero. Ma chi ci riesce, può vantarsi per mesi