Greta Thunberg, la giovane attivista svedese simbolo della lotta climatica, è tornata a casa dopo un episodio che ha fatto molto rumore: la sua partecipazione a una "flottiglia della libertà" pro-Palestina diretta a Gaza. A bordo di una barca battente bandiera britannica, Thunberg ha evitato l'aereo, come suo solito, ma questa volta il viaggio si è concluso con il suo respingimento da parte di Israele, che ha intercettato la nave in acque internazionali vicino all'Egitto e l'ha poi deportata.
La missione, che aveva lo scopo di portare un aiuto simbolico a Gaza e attirare l'attenzione sulla crisi umanitaria, si è trasformata rapidamente in uno scontro politico e mediatico. Thunberg ha ammesso di non essere a conoscenza delle simpatie di alcuni compagni di viaggio verso Hamas e Hezbollah, considerati da Israele gruppi terroristici. Quando le è stato chiesto perché non avesse controllato le opinioni dei suoi compagni, ha risposto con un'alzata di spalle: senza telefono a bordo, non poteva certo fare un'indagine approfondita su tutti.
Il leader della flottiglia, Zaher Birawi, è stato definito da funzionari israeliani e persino da un parlamentare britannico come un operatore di Hamas. Birawi guida l'Europal Forum, etichettato da Israele come gruppo terroristico nel 2021, ed è stato fotografato con Ismail Haniyeh, ex capo di Hamas. Un altro attivista presente avrebbe partecipato al funerale del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, manifestando ammirazione sui social.
Nonostante la controversia, al suo ritorno a Stoccolma Thunberg è stata accolta calorosamente da sostenitori che sventolavano bandiere palestinesi e scandivano slogan come "Free Palestine!". Lei e altri tre attivisti hanno accettato la deportazione immediata, mentre gli altri otto hanno scelto di affrontare procedimenti legali. Tutti e dodici sono stati banditi da Israele per cento anni.
Israele ha liquidato la flottiglia come un "yacht per selfie", sostenendo che l'aiuto poteva essere consegnato tramite canali umanitari ufficiali. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha accusato Thunberg e i suoi compagni di sostenere Hamas e ha detto che gli attivisti si sono rifiutati di guardare filmati degli attacchi di Hamas del 7 ottobre.
Thunberg ha definito l'esperienza "molto disumanizzante", ma ha sottolineato che nulla può paragonarsi alla sofferenza quotidiana dei palestinesi, vittime di quello che lei ha chiamato "genocidio sistematico" e "fame" imposta da Israele. Nonostante il divieto di ingresso e la deportazione, ha promesso di continuare la sua battaglia, impegnandosi a "provare ogni singolo giorno" per fermare le atrocità. Ha anche smentito che la foto che la ritrae sorridente mentre riceve un panino da un soldato israeliano sia stata una mossa di pubbliche relazioni orchestrata da Israele.
L'episodio ha scatenato reazioni internazionali, tra cui una frecciatina dell'ex presidente USA Donald Trump, che ha suggerito a Greta di prendere lezioni per gestire la rabbia. La giovane attivista ha risposto con ironia, affermando che il mondo ha bisogno di più "giovani donne arrabbiate" vista la situazione globale.
Questa vicenda mette in luce quanto sia complesso intrecciare attivismo, politica internazionale e spettacolo mediatico nel contesto del conflitto israelo-palestinese. Anche personalità note come Thunberg possono ritrovarsi coinvolte in polemiche che vanno ben oltre la loro causa originaria, affrontando accuse e pressioni diplomatiche mentre cercano di portare l'attenzione su problemi umanitari.
In definitiva, la "flottiglia della libertà" ha generato più titoli sui giornali che aiuti concreti, ma ha riacceso il dibattito sull'attivismo, il diritto internazionale e la tragedia in corso a Gaza. Se la missione di Thunberg riuscirà a innescare un cambiamento reale è ancora da vedere, ma una cosa è certa: non ha alcuna intenzione di mollare la presa