Sigfrido Ranucci, volto noto dell'inchiesta televisiva italiana, si trova al centro di una tempesta mediatica dopo aver ricevuto una comunicazione disciplinare da parte della Rai. Il motivo? La sua presenza in programmi di altre emittenti senza il via libera ufficiale, un'accusa che ha sollevato un polverone non solo tra i colleghi, ma anche nell'opinione pubblica. A rendere pubblica la vicenda è stato Sandro Ruotolo, europarlamentare e responsabile informazione del Pd, che non ha esitato a parlare di "intimidazione" nei confronti del giornalista, sottolineando come la libertà di stampa sia oggi più che mai sotto attacco.



La lettera, firmata dall'amministratore delegato Giampaolo Rossi e dal direttore delle risorse umane Felice Ventura, contesta a Ranucci la partecipazione a trasmissioni come quelle di Lilli Gruber su La7 e la sua presenza a "Piazza Pulita", dove aveva difeso la propria integrità professionale contro le accuse di manipolazione. Non solo: tra i punti contestati spiccano anche le presentazioni pubbliche del suo libro, che tratta proprio di libertà d'informazione, un tema che in Italia rimane estremamente caldo. Secondo l'ultimo rapporto di Reporters sans frontières, infatti, l'Italia si trova solo al 46° posto mondiale per libertà di stampa, ben lontana dai vertici europei.

Il tempismo della Rai non è passato inosservato: la sanzione arriva infatti a poche settimane dall'entrata in vigore del Media Freedom Act europeo, che dovrebbe garantire maggiore indipendenza ai media pubblici. Invece, la scelta di colpire uno dei simboli del giornalismo d'inchiesta viene letta da molti come un segnale di chiusura e controllo politico. Non è un caso che, secondo indiscrezioni raccolte nei corridoi di Viale Mazzini, la prossima stagione di "Report" subirà un taglio di quattro puntate, nonostante ascolti superiori alla media di rete. Un dato sorprendente: l'ultima stagione ha sfiorato il 10% di share, superando spesso programmi di intrattenimento più leggeri.

Il clima in Rai si fa sempre più teso: altri programmi di approfondimento come "Presadiretta" e "Lo Stato delle Cose" rischiano ridimensionamenti o chiusure, mentre "Farwest" e "Agorà Weekend" sono già stati colpiti dai tagli. Nel frattempo, si rincorrono voci su compensi stellari per conduttori di talk show poco seguiti, mentre i format d'inchiesta vengono penalizzati. Una situazione che ha spinto molti giornalisti Rai a minacciare proteste e scioperi, temendo che la pluralità dell'informazione sia ormai un ricordo lontano.

Tra le curiosità emerse in queste ore, spicca il sostegno social a Ranucci: il suo ultimo post su Instagram ha raccolto migliaia di commenti di solidarietà, tra cui quello di una nota attrice italiana che ha definito la vicenda "uno schiaffo alla democrazia". Intanto, nel backstage della Rai si mormora che alcuni dirigenti stiano già pensando a nuovi format per riempire il vuoto lasciato dagli approfondimenti tagliati, magari con show più "allineati" alle linee editoriali del momento.

In un Paese dove la libertà di stampa sembra oscillare tra luci e ombre, il caso Ranucci rischia di diventare il simbolo di una battaglia più ampia: quella per il diritto dei giornalisti di raccontare la realtà senza censure né pressioni dall'alto