Nel tranquillo paesino di Tuam, nella contea di Galway, si nasconde un segreto agghiacciante: quasi 800 bambini, figli di madri non sposate, sono stati trovati sepolti in una fossa settica, o meglio, in quel che resta di una “piscina” di rifiuti umani. Tutto questo in un istituto gestito da suore cattoliche, noto come Bon Secours Mother and Baby Home, attivo dal 1925 al 1961.
La scoperta, che ha sconvolto l’opinione pubblica, è stata possibile grazie al lavoro instancabile di Catherine Corless, una storica locale che ha portato alla luce la triste realtà di questo luogo. Secondo le sue ricerche, ben 798 bambini sono morti in questa casa per madri nubili, ma solo due di loro sono stati sepolti in un cimitero vicino. Gli altri, si presume, sono stati gettati in quella fossa, scoperta per caso nel 1975 e rimasta praticamente intatta sotto un complesso di appartamenti moderni.
Il Bon Secours, o semplicemente “The Home” per i locali, era un rifugio per donne incinte non sposate, dove venivano mandate a partorire e poi trattenute per un anno, spesso costrette a lavorare gratis. Dopo il parto, le madri venivano separate dai loro figli, che venivano cresciuti dalle suore e dati in adozione, spesso senza il consenso delle famiglie. Un sistema che oggi fa rabbrividire, ma che all’epoca era tristemente comune.
Solo nel 2014 la verità è venuta a galla grazie a Corless, e nel 2022 il governo irlandese ha finalmente approvato una legge per avviare gli scavi e l’identificazione dei resti. Le operazioni, iniziate quest’anno, potrebbero durare fino a due anni, con l’obiettivo di dare una degna sepoltura a questi piccoli e un po’ di pace ai sopravvissuti e ai loro familiari.
Tra le storie più strazianti c’è quella di Annette McKay, la cui sorella sarebbe una delle vittime. Sua madre, Maggie, rimasta incinta dopo uno stupro a 17 anni, perse la figlia a sei mesi. Annette racconta di quando una suora, mentre sua madre stendeva il bucato, le disse senza mezzi termini: “Il frutto del tuo peccato è morto”. Un modo di comunicare che oggi definiremmo crudele e insensibile.
Il caso di Tuam non è un episodio isolato. Bon Secours faceva parte di una rete di istituti simili in Irlanda, dove le madri “colpevoli” di aver avuto figli fuori dal matrimonio venivano spesso mandate nei famigerati Magdalene laundries, le lavanderie delle “donne cadute”. Questi luoghi, gestiti da ordini religiosi cattolici ma sostenuti dallo Stato, erano veri e propri centri di detenzione per donne vittime di violenza, abbandono o semplicemente giudicate moralmente “sbagliate”.
Secondo un rapporto ufficiale, circa 9.000 bambini sono morti in queste case in tutta l’Irlanda, un numero che fa riflettere sull’entità della tragedia. Le Magdalene laundries hanno chiuso solo negli anni ’90, e solo nel 2014 il governo ha chiesto scusa ufficialmente, istituendo un fondo di risarcimento che ha già erogato oltre 32 milioni di dollari a più di 800 sopravvissuti.
Nonostante ciò, molte delle congregazioni religiose coinvolte hanno rifiutato di contribuire al programma di risarcimento, lasciando aperte ferite ancora sanguinanti.
Questa storia, che sembra uscita da un romanzo nero, ci ricorda quanto il passato possa nascondere verità scomode e quanto sia importante fare luce su di esse. Perché dietro ogni numero ci sono vite spezzate, madri e bambini dimenticati, e una società che deve ancora fare i conti con il proprio passato.
