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L'attrice che a 15 anni fu lanciata da Gabriele Muccino in L'ultimo bacio è madrina al Sardinia Film Festival: «Porto a teatro Cantando sotto la pioggia, il cinema non è il pilastro della mia vita e non mi piace la parola rimpianto».
DAL NOSTRO INVIATO
CAGLIARI L’avevamo lasciata 15 enne, giovanissima musa di Gabriele Muccino in L’ultimo bacio, ora Martina Stella è una bella donna di 40 anni, guardinga, compìta, mai una parola fuori posto, un filo diffidente, scottata dalla dolorosa separazione dal marito che è una delle cose della lista di ciò di cui non vuole parlare. E’ madrina al Sardinia Film Festival diretto da Tiziana Rocca a Fort Village, il resort frequentato da calciatori, ricconi russi e anglosassoni dove ogni desiderio si realizza (compreso l’hockey sul prato). E Martina dice che il suo desiderio è portare a teatro, come farà a breve, l’adattamento del leggendario film Cantando sotto la pioggia, dove Gene Kelly era anche regista, Martina invece avrà Luciano Cannito. L’ultimo suo vero film è Lockdown di Enrico Vanzina, cinque anni fa.
Il cinema è un rimpianto, come non aver fatto il sequel con Muccino? «Oddio, avere rimpianti alla mia età è esagerato, il cinema non è mai stato il mio pilastro, comunque è una parola che non mi piace. Sono fortunata, ho cominciato prestissimo, ho sempre cercato di fare tante cose, ho dedicato la giovinezza a questo lavoro. Poi sono diventata mamma e sono molto presente, Leonardo ha 3 anni e Ginevra 12, mi ha detto che non vuol più fare video sui social con me perché si vergogna, è un po’ ribelle come lo ero io».
Cosa ricorda del provino per Muccino? «Ero molto tesa, ricordo l’imbarazzo, lui mi ha presa subito, mi diceva di parlare nel mio toscano anche se il personaggio era romano, ha cercato di mettermi a mio agio, adrenalinico lo era poi sul set». Dice che non è mai stata competitiva, che il discusso premio ex aequo di Elodie e Matilda De Angelis «ci sta, i film si fanno in squadra», che le sono capitati «corteggiamenti più o meno imbarazzanti ma niente di traumatico, ho sempre avuto mamma accanto a me anche perché ho cominciato minorenne», che si sente a suo agio «nella fantasia», che le piace «uscire dalla comfort zone», e non si capisce bene dove collocarla nel suo caso. Per il resto giù il sipario, anche perché l’aspetta il teatro.
Valerio Cappelli