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di Valerio Cappelli

Ambientato negli Anni 70, sei episodi da gennaio su Sky con l'ex protagonista come regista. Riccardo Tozzi (produttore): «Ora l'oggetto del racconto è il desiderio, non il potere, e cadranno le vecchie polemiche»

NAPOLI L’alba del mondo di Gomorra. C’erano tre cucchiaini di zucchero, nel caffè della criminalità, alla fine degli Anni ’70 a Napoli. Era tutto più soft e spensierato. Si faceva contrabbando di sigarette, con le autorità tolleranti perché aumentava il benessere; il mercato dell’eroina sarebbe arrivato, la si nascondeva in casse di champagne al porto, ma il traffico di droga non era ancora esploso.

Gomorra – Le origini. Il prequel , 6 episodi, da gennaio su Sky. La regia è dell’attori che ha lanciato la fiction italiana nel mondo, Marco D’Amore: «Ero indeciso se accettare, per il profondo rispetto di ciò che avevamo fatto. Avevo timore di non essere un valore aggiunto. Ma ho sentito la libertà che Gomorra non si era mai concessa, perché il contesto contemporaneo aveva imposto dei dogmi».

Gli attori protagonisti, ancora sconosciuti, fanno vivere la prima giovinezza dei personaggi: Pietro Savastano, figlio di nessuno cresciuto nella parte più povera di Secondigliano, e Imma che diventerà sua moglie. Si chiamano Luca Lubrano e Tullia Venezia. Luca ha 16 anni, la sua famiglia, macellai di Forcella, «lavoratori perbene, vivono con leggerezza l’esperienza del figlio e non sanno quanto è bravo, anzi vi dico che è uno dei migliori attori italiani», racconta il regista che ritrova in lui «l’esuberanza, serietà e ossessione del lavoro dei miei inizi». Ci sono Mimì, ‘O Paisano, ‘A Sirena, Tresette., e il coro degli amici. Si arrabattano come possono, attraversano la perdita dell’innocenza, l’ingresso nella criminalità. Dalla banalità del male alla monotonia del male, col corollario di riti  e fatalità perché il meccanismo del sangue non cambia, le alleanze, i tradimenti. Sul set c’è uno sfarzo di accuratezza scenografica nella ricostruzione di ambienti e di vestiti, Pietro con la sua combriccola spartisce il sole e la luna. Cominciamo dai vestiti,  i pantaloni a zampa d'elefante, ma Pietro porta maglioni slabbrati e i suoi amici non sono da meno, si vestono con cose di risulta, un po' sbagliata, ma ci cono i criminali coi soldi che vanno in giro con le pellicce. Poi ci guardiamo intorno ed ecco i juke-box, le prime tv a colori, le Porsche e le Maserati, i motorini e il Ciao imperava. Dietro il Bar America opera una bisca clandestina, in un negozio di stracci con le istanze della moda di Londra e New York si fa contrabbando di sigarette.
C’è un mondo arcaico e il primo glamour anglosassone. A Marco D’Amore viene in mente C’era una volta in America di Sergio Leone, « il peso dell’infanzia sul domani». Anche questo è un romanzo di formazione, e un mondo di mezzo. Riccardo Tozzi, produttore e «papà» della serie, dal best seller di Roberto Saviano, fa notare che in Gomorra «non c’era una risata». Ora irrompono freschezza e adolescenza, «le polemiche su un’empatia immaginaria cadranno perché siamo su un terreno emozionale; qui l’oggetto del racconto è il desiderio, non il potere, c’è una scoperta, non una necessità».

C’era una volta a Napoli. Per D’Amore il protagonista è del tutto un’altra persona rispetto a quello che diventerà, come chiunque a 16 anni: «Vuole affrancarsi dalla povertà e vivere tutta la vita, questo cambia il progetto della sua esistenza». E su Saviano che ad Aldo Cazzullo sul Corriere ha raccontato i sacrifici della sua vita da recluso e le sue paure, dice: «Mi ha scosso, ha acuito la mia rabbia verso i suoi detrattori che spesso sono chi ci governa». «Gomorra – dice Tozzi – ha tolto dal genere crime ogni atteggiamento edificante, che è il veleno della serialità italiana».
Le comparse sono 5000, reclutate con street casting in loco. Volti di giovani vecchi, di uomini  bambini, una geografia che racconta un mondo. Questo progetto, madre della moderna serialità del nostro paese, è il ritratto di un'epoca. Non è un'operazione di marketing per il fatto che c'è dietro un marchio che funziona», dice Nils Hartmann vicepresidente esecutivo di Sky Italia.

9 giugno 2025 ( modifica il 9 giugno 2025 | 10:55)

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