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L'attore era ricoverato da due settimane per una broncopolmonite
Pierino, l’eroe popolare delle barzellette, la risata reiterata, il cappellino da asino indisciplinato, capace di surfare tra il fesso e il furbo. E poi la commedia sexy, sempre pronto a guardare dal buco della serratura. La carriera di Alvaro Vitali si è mossa in questo cinema popolare e popolano, volto riconosciuto da tutti. Una volta era trash, con il tempo è rimasto tale, ma con quel tocco di cult portato dal tempo che passa. Alvaro Vitali è morto a Roma nel tardo pomeriggio. Aveva 75 anni. Era stato ricoverato due settimane fa «per una broncopolmonite recidiva», come aveva spiegato l’ex moglie Stefania Corona in un’intervista di qualche giorno fa.
Nato il 3 febbraio 1950, a otto anni, a causa dei frequenti litigi con la madre, andò a vivere dalla nonna («come mi viziava lei... non mi sono più mosso fino a 32 anni»). Conclusa la terza media abbandonò gli studi e, dopo aver lavorato per un periodo come elettricista, ebbe la botta che fa svoltare una carriera: l’incontro con Fellini, anche se candidamente confessava che non sapeva chi fosse. Così ricordava quel primo provino: «Federico era in alto, su una scala enorme, sentivo solo una vocina che chiedeva: chi di voi due sa fare il fischio del merlo? Ho cominciato a fischiare come un pazzo, più forte che potevo. A quel punto Federico si mise a ridere e disse di prendere me che l’altro lo stava ancora aspettando il merlo». Ne sono nati quattro film, (Satyricon, I clowns, Roma e Amarcord), piccole parti, ma ogni anno Fellini si ricordava di lui e lo chiamava. Notevole anche il racconto di quando il venerato maestro chiese all’alunno ignorante se avesse mai visto un suo film: «Mi pare Giulietta degli spiriti, non ci ho capito un cazzo, dottore».
Il suo cinema è partito dalle vette più alte per scendere decisamente più in basso in film che facevano delle barzellette e delle frequenti docce i loro momenti migliori. La serie su Pierino per lui è stata un grande successo ma anche una condanna. Il suo cruccio: «In Italia quando ti mettono una pecetta sei quello. Se vuoi fare Shakespeare ti dicono no, tu sei Pierino per sempre. Non è come in America dove puoi fare tutto. Ci ho sofferto. Vedo altri amici a cui offrono ruoli diversi, a me invece non mi hanno mai proposto niente. Per loro potevo essere solo Pierino». Era il periodo delle commedie sexy. Con quei titoli che sono promesse da soft porno: La liceale, La poliziotta fa carriera, La dottoressa del distretto militare, L’insegnante va in collegio, L’infermiera di notte. Con attrici che hanno segnato il genere come Edwige Fenech («meravigliosa, un’amica, simpaticissima»), Gloria Guida («timidissima, quando il regista le disse di togliersi il reggiseno lei è diventata pazza»), Nadia Cassini («aveva un marito molto geloso, che preferiva tenerla lontana dalla troupe»), Anna Maria Rizzoli («cordiale e carina, era più vicina delle altre attrici»).
Sono stati anni d’oro, cambiava macchina e donna ogni tre mesi. Per un titolo che da solo vale il film (Paulo Roberto Cotechiño centravanti di sfondamento) arrivò a prendere 90 milioni di lire che nel 1983 erano tanti soldi. Guadagni sperperati, come ammetteva sempre candidamente, ora che campava con una pensione da 1400 euro.
Tramontata l’era del sexy, con l’inizio degli anni Novanta il telefono si era ammutolito. «È stato un brutto periodo — ricordava l’attore —, mi sono ritrovato senza nessuno intorno: quando la nave affonda i primi a salvarsi sono i topi, i tanti finti amici sono spariti, scappati tutti. Sono rimasto solo, senza lavoro, mi è venuta la depressione, non volevo più vedere nessuno». Un decennio di oblio, interrotto da Striscia la notizia che lo aveva preso come alter ego di Jean Todt per la somiglianza fisica (e il direttore generale della Ferrari non l’aveva presa benissimo).
Alla fine era uscito da quel buco nero anche grazie all’incontro con Stefania Corona, in una relazione lunga 27 anni che negli ultimi tempi aveva ceduto. Lei, parole sue, si era stancata di essere trasparente. Non erano più moglie e marito ma solo colleghi (lei fa la cantante): «Alvaro ha pensato di chiamare questo amico di famiglia per seguire i nostri lavori e le cose di casa. Una sorta di factotum». Pare vivessero tutti e tre sotto lo stesso tetto, in un triangolo amoroso dove un lato sta a guardare, anche se lui — era sempre lei a dirlo — «fa il galletto, il farfallino: ci sono tante donne, ragazze, signore che gli girano intorno». Pierino fino in fondo.