Paola Barale torna a far parlare di sé, e questa volta non per un nuovo amore giovane (anche se, diciamolo, non le dispiacerebbe), ma per una vecchia storia che ancora brucia: la pubblicazione di una sua foto in topless sulla copertina di "Chi" nel 2017, per mano di Alfonso Signorini. Ospite del podcast di Giulia Salemi, "Non lo faccio per moda", la Barale ha raccontato con la sua solita schiettezza e un pizzico di ironia come quella vicenda sia stata per lei una vera e propria violazione della privacy, una di quelle che ti fanno pensare che forse, tra bulli digitali e paparazzi, la differenza sia solo una questione di età e di partita IVA.
La showgirl, che a 58 anni non ha certo perso la lingua tagliente, ha ricordato di aver denunciato Signorini dopo la pubblicazione dello scatto rubato mentre si godeva la tranquillità di un comprensorio privato a Ibiza. "C'era una circolare che vietava i droni, ma secondo me la foto è stata fatta proprio così, con un drone", ha raccontato, sottolineando come la privacy, in certi ambienti, sia più un miraggio che una realtà. Eppure, nonostante la denuncia, la causa l'ha persa: la legge, a quanto pare, non era dalla sua parte. "Lui ha fatto il suo mestiere, il problema è la legge che permette queste cose", ha commentato con una punta di rassegnazione, ma senza perdere l'occasione per una stoccata: "Ci lamentiamo tanto dei bulli sui social, ma se il messaggio che passa è questo, perché dovremmo punire un ragazzino?".
Non è la prima volta che la Barale si scaglia contro il sistema mediatico che, a suo dire, spesso si nutre delle debolezze altrui per fare notizia e, soprattutto, cassa. "Tu vieni a casa mia, violi la mia privacy e pubblichi la foto per guadagnarci. E io perdo la causa. Allora perché dobbiamo punire un ragazzino che fa lo stesso sui social?", ha ribadito, mettendo in parallelo la sua esperienza con quella delle vittime di cyberbullismo. Un paragone forte, forse, ma che fa riflettere sul doppio standard con cui spesso si giudicano gli episodi di violazione della privacy, a seconda che il protagonista sia una star o un comune mortale.
Ma la Barale non si è fermata qui. Nel podcast ha ripercorso anche i suoi esordi, quando era la sosia ufficiale di Madonna e guadagnava un milione di lire a serata, e i suoi anni d'oro accanto a Mike Bongiorno a "La Ruota della Fortuna". Un passato che oggi sembra lontano, anche perché, come ha confessato, "sento di non essere presa in considerazione per alcuni ruoli che potrebbero affidare a me e invece danno ad altri. Ma sono conseguenze delle mie scelte". E tra una frecciatina a Signorini e un complimento a Belen Rodriguez ("non è stata valorizzata per quello che poteva fare"), la Barale ha anche parlato del suo rapporto con l'amore, ammettendo di divertirsi più oggi che da giovane, ma di essere diventata molto più diffidente: "Mi piacciono i ragazzi giovani perché ti danno entusiasmo, ma ora voglio un uomo che non sia narcisista, che non tradisca e che non sia tirchio. E soprattutto, niente gare di ego".
E a proposito di ex, non poteva mancare un riferimento a Raz Degan, con cui la Barale ha condiviso una delle storie più chiacchierate della tv italiana. "Me lo dicono tutti che non è simpatico, e ci ho messo anni a capirlo", ha ammesso con il sorriso, ricordando la sua partecipazione a "L'Isola dei Famosi" come sorpresa per l'ex, ma anche come occasione per "fare ascolti", perché, si sa, la tv è sempre la tv.
Il caso Barale-Signorini, comunque, resta emblematico di un mondo dello spettacolo dove la privacy è spesso sacrificata sull'altare del gossip. Secondo dati dell'Osservatorio Privacy Italia, negli ultimi cinque anni le denunce per violazione della privacy da parte di personaggi pubblici sono aumentate del 20%, ma solo il 12% di queste si conclude con una condanna per i media coinvolti. Insomma, la legge sembra ancora troppo lenta rispetto alla velocità con cui le foto (e le notizie) viaggiano sui social e sulle copertine patinate.
E mentre la Barale si gode la sua nuova vita tra podcast, yoga e giovani spasimanti, il gossip continua a girare. E chissà che, la prossima volta, non sia lei a paparazzare qualcuno. D'altronde, la vendetta è un piatto che va servito… rigorosamente senza droni