A Roma, città eterna e capitale del caos, c'è un problema che fa più rumore di un clacson in tangenziale: i bagni pubblici chiusi. Sì, avete capito bene, quei pochi servizi igienici a disposizione dei cittadini e turisti sono praticamente in sciopero permanente. Una lettrice di "Repubblica" dal Vivi Bistrot, unico luogo con bagno accessibile a Villa Pamphili, il parco più grande della città, denuncia l'assurdità: donne, bambini, anziani costretti a fare i loro bisogni nel bosco o a portarsi dietro pannolini come se fossero in campeggio forzato. Non proprio il massimo per una capitale europea[fonte originale].



Francesco Merlo, giornalista di lungo corso, risponde con una punta di sarcasmo ma anche con una realtà amara: in centro storico, da piazza del Popolo a Campo dei Fiori, passando per il Lungotevere e i quartieri più frequentati, la "vescica è a rischio". I bar, spesso, riservano i bagni solo ai clienti o li dichiarano "guasti". E così, per un caffè pagato o un ingresso furtivo nei bagni degli alberghi a quattro stelle, si paga il prezzo del diritto alla minzione. Merlo racconta di aver visto persone "accovacciate" a cielo aperto, un'immagine che fa sorridere ma che è tutto fuorché dignitosa, soprattutto in una città che dovrebbe vantare un "bagno culturale" e invece puzza di emergenza igienica, aggravata dal caldo estivo che si avvicina[fonte originale].

Il problema dei servizi igienici pubblici a Roma non è nuovo, ma la situazione è peggiorata negli ultimi anni. Secondo dati recenti del Comune, su oltre 300 bagni pubblici censiti, più della metà è chiusa o in condizioni pessime. Le ragioni? Mancanza di fondi, vandalismi, manutenzione carente e una burocrazia che sembra più interessata a chiudere che a risolvere. Nel frattempo, i cittadini si arrangiano come possono, con conseguenze igieniche e di immagine per la città che ospita milioni di turisti ogni anno.

Non è solo una questione di comodità: la mancanza di bagni pubblici adeguati ha impatti anche sulla salute pubblica e sull'inclusività. Donne, anziani, persone con disabilità e famiglie con bambini piccoli sono le categorie più colpite. Alcune associazioni hanno lanciato campagne per chiedere investimenti urgenti e soluzioni innovative, come bagni pubblici automatizzati e sostenibili, già adottati con successo in altre capitali europee come Parigi e Berlino.

Un curioso dato di gossip urbano: pare che anche il sindaco Roberto Gualtieri, noto per la sua attenzione all'igiene e alla grammatica, si trovi spesso a dover cercare un bagno "di fortuna" nei bar del centro, pagando un caffè mai consumato pur di non rischiare l'imbarazzo. Insomma, se il primo cittadino deve arrangiarsi, figuriamoci il resto della popolazione!

La speranza è che, con l'avvicinarsi dell'estate e l'aumento dei flussi turistici, il Comune decida finalmente di investire in un piano serio per i bagni pubblici. Perché, come dice Merlo, Roma ha un urgente bisogno di un "bagno culturale" che non sia solo metafora ma realtà concreta, capace di coniugare decoro urbano, salute e rispetto per i cittadini