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Le esperienze degli ultimi sette anni "mi hanno permesso di fermarmi e di tornare a riflettere e ad ascoltare. Sono molto grato del lavoro che posso fare oggi sullo schermo e fuori, sono pieno di gratitudine per le persone che mi sono state accanto e che hanno aspettato il risultato dei processi prima di giudicarmi, di loro mi fiderò per tutta la vita. Chi invece mi ha trattato subito da colpevole ha il mio perdono ma non cercherò più quelle persone". Lo dice Kevin Spacey nella masterclass di cui è protagonista all'Italian Global Series Festival. Rispondendo alle domande del direttore della rassegna Marco Spagnoli tocca anche il tema dei processi affrontati negli Usa e in Gran Bretagna negli ultimi anni dove era accusato di molestie ed abusi sessuali su giovani uomini, che si sono finora in gran parte risolti con verdetti di non colpevolezza (ci sono ancora due cause aperte in Gran Bretagna, ndr) . Gli ultimi sette anni "sono stati incredibili.
Mi hanno messo alla prova ma mi hanno permesso di scoprire cosa sia la vera amicizia, mi sono riavvicinato alla mia famiglia, a me stesso. Adesso non sono ne' rancoroso, ne' arrabbiato, non cerco vendetta ma più amorevole e comprensivo. Cerco di capire più che giudicare. I media hanno i loro obiettivi, qualunque essi siano, ma io mi sento accolto dalle persone, come è accaduto anche qui".
L'attore vincitore, fra gli altri, di due premi Oscar (per I Soliti sospetti e American Beauty), che qui al festival ha ricevuto il Maximo Excellence Award, sottolinea che l'affetto del pubblico non gli è mai mancato: "Sono estremamente grato ai miei fans e a tutti quelli che hanno continuato a fermarmi, che sono venuti a parlarmi del mio lavoro. So che ci sono persone su internet a cui non piaccio molto ma nella vita non le ho incontrate". Durante la masterclass, Spacey, classe 1959, ripercorre alcune delle tappe più importanti della sua carriera ("la formazione ricevuta alla Julliard mi ha insegnato la disciplina emotiva, fisica, artistica a intellettuale" spiega) dal teatro a I soliti sospetti, da American Beauty alle sue regie. Quando gli chiedono quale consiglio Frank Underwood (lo spregiudicato presidente Usa interpretato nella serie House of Cards) darebbe all'attuale commander-in chief, risponde sorridendo: "Da attore non ho nessun consiglio da offrire a Trump ma come ex presidente potrei dirgli che il potere è solo una questione di percezione e questa dura solo quanto la gente ti consente di farla durare". Le sei stagioni della serie sono state "una delle esperienze più esaltanti e divertenti della mia carriera. Non ho mai riso così tanto come su quel set. Credevamo in quello che facevamo, avevamo degli sceneggiatori incredibili, un cast fantastico. Robin Wright è stata la migliore partner che potessi mai sperare di trovare. David Fincher ha dato il tono a tutta la serie. È stata una gioia dall'inizio alla fine e, se trovassi qualcosa di altrettanto ricco, stimolante, divertente per la televisione, con così tante persone che adoravo come in quella serie, mi metterei al lavoro senza pensarci due volte".
Non è mancato un ricordo dedicato all'amico Val Kilmer (scomparso ad aprile, ndr): "Era il mio migliore amico alla scuola superiore abbiamo fatto insieme l'esperienza alla Julliard. E anche all'inizio della carriera in un allestimento di Shakespeare a Central Park. Poter condividere tutto ciò con Val, vederlo crescere come artista ha avuto un grande impatto su di me, lo conoscevo da sempre, immaginare la vita senza di lui è difficile". Spacey in questi anni ha continuato a lavorare in piccoli film indipendenti, compreso L'uomo che disegnò Dio di Franco Nero, che l'attore ha ringraziato "per avermi ingaggiato quando nessuno lo faceva".
Ora fra i progetti pronti ci sono il thriller 'The Awakening' di Matt Routledge e il thriller storico 1780 di Dustin Fairbanks.
"Ho sempre voluto avere un percorso simile a quello di attori come Jack Lemmon, che considero il mio mentore, Jimmy Stewart o Spencer Tracy, che hanno avuto carriere durate decenni e sono sopravvissuti a tutto". Oggi da attore "sono molto interessato alle storie di redenzione, alle storie di silenzio e sopravvivenza, e allo spazio che esiste tra queste parole. Ho la sensazione di aver fatto molta ricerca in questo campo... ne ho una comprensione che sette anni fa non avevo", concludo.
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