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Martedì 24 giugno ai Bagni Misteriosi, la Sinfonica di Milano diretta da Riccardo Bisatti celebra l'avvocato e assessore comunale scomparsa un anno fa
«La gioia è più grande del dolore, altrimenti non mi sarei messo a organizzare tutto questo». Questo è il concerto che la Sinfonica di Milano terrà martedì ai Bagni Misteriosi. Il 24 sarà il primo anniversario dalla morte di Roberta Guaineri, avvocatessa e assessore comunale al Turismo fino al 2021; dopo l’ouverture verdiana da La forza del destino e il Prélude di Debussy, Riccardo Bisatti dirigerà R (un ritratto per pianoforte e orchestra) di Nicola Campogrande, solista Pietro De Maria. «Riascoltarlo sarà bello e, non solo per me, molto commovente» riflette Alberto Toffoletto, compagno di Roberta e organizzatore dell’evento.
Ordinario di Diritto Commerciale alla Statale, Toffoletto ama l’arte, il suo studio accoglie anche conferenze di scrittori, artisti e musicisti, tra cui Campogrande, che colpisce Toffoletto e accende in lui un’idea: «Pensai che sarebbe stato bello dedicare a Roberta una composizione musicale che ne ritraesse il carattere. Proposi a Campogrande un concerto per pianoforte e orchestra perché Roberta era dolce come un pianoforte e potente come un’orchestra».
Il musicista rifiuta con varie argomentazioni: nella storia della musica nessuno ha mai fatto un ritratto sinfonico; non la conosce; ormai nessuno chiede più concerti per pianoforte e i pianisti non vogliono studiare musiche nuove, ma Beethoven o Ciajkovskij. Dopo qualche riflessione, Campogrande lo richiama: la Verdi, allora la Sinfonica si chiamava così, gli ha chiesto un concerto da affidare a una grande pianista russa, Lilya Zilberstein.
Fu il segno del destino. «Raccontai a Nicola ogni dettaglio del nostro amore e della personalità di Roberta; mi chiese delle immagini, ma gli diedi solo fotografie degli occhi, l’essenza dell’essere». Elementi che Campogrande evoca nelle cinque parti del suo concerto, e che così dettaglia: «Home: la sua casa luminosa, centro degli affetti; Occhi: la bellezza di uno sguardo che non sapeva trattenere la curiosità; Conquiste: mi entusiasmavo per le sfide continue che la appassionavano tra lavoro, sport, amore e politica; Notte: la serenità del sonno, mosso da sorprese e abbandoni; e Finale: dove risuona la chiave segreta di tutto quello ascoltato prima e forse anche l’anima stessa di Roberta».
Un pentagono musicale che lei ascolta, ancora ignara di tutto, il mattino del 4 aprile 2013, in Auditorium, dove Toffoletto l’ha convinta a venire tenendosi la giornata libera. Si ritrova in sala, tra le mani un libro grande come la partitura del direttore, con una grande R in bassorilievo e dentro la storia del concerto.
Inizia a piangere e lo fa anche alla sera, quando lo riascolta tra il pubblico: «In sala c’erano anche i suoi genitori e un centinaio di amici». Molti di loro ci saranno anche martedì: nei timbri di un’orchestra e nelle armonie di un pianoforte gli occhi di Roberta brillano ancora.
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