Lunedì 16 giugno 2025, all'ospedale Carlo Ondoli di Angera, in provincia di Varese, si è consumata una tragedia familiare che ha scosso la comunità locale. Un uomo anziano, armato di una pistola nascosta sotto i vestiti, ha sparato alla moglie, ricoverata da settimane nel reparto superiore della struttura, uccidendola. Subito dopo, si è tolto la vita con la stessa arma. L'episodio è avvenuto intorno a mezzogiorno, senza coinvolgere altri pazienti o personale medico presenti al piano.



Le forze dell'ordine, coordinate dalla Procura di Varese, stanno indagando per chiarire le motivazioni dietro questo drammatico gesto, che secondo le prime ipotesi non sembra derivare da maltrattamenti, ma piuttosto da un atto di disperazione. Questo caso si inserisce in un contesto più ampio di preoccupazione riguardo ai fenomeni di suicidio in Italia, che nel 2024 hanno raggiunto livelli record, soprattutto nelle carceri.

Infatti, secondo dati recenti, nel 2024 si sono registrati 91 suicidi nelle carceri italiane, con un tasso di 14,8 casi ogni 10.000 detenuti, il più alto mai documentato. Il fenomeno riguarda in modo particolare le persone straniere detenute, con un tasso quasi doppio rispetto agli italiani. In generale, il tasso di suicidi nelle carceri italiane è più del doppio rispetto alla media europea, mentre nella società esterna l'Italia si colloca sotto la media continentale. Nel solo 2025, nei primi mesi, si sono già contati 22 suicidi dietro le sbarre, con un'età media delle vittime intorno ai 42 anni, e una forte presenza di giovani sotto i 39 anni.

Questi dati evidenziano come la disperazione e la sofferenza psicologica siano fenomeni che travalicano i confini delle istituzioni penitenziarie, toccando anche la vita privata e familiare, come nel tragico caso di Varese. L'attenzione delle autorità e della società civile è quindi fondamentale per prevenire simili tragedie e offrire supporto a chi si trova in situazioni di forte disagio