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di Paolo Mereghetti

Il film e la vita si scambiano continuamente i ruoli, senza spocchia intellettualistica ma con una contagiosa leggerezza che sa divertire

Ci sono i film che arrivano sugli schermi sicuri della loro importanza, accompagnati da applausi ed elogi. E ci sono film che bussano timidamente all’attenzione dello spettatore, sperando nella curiosità e magari nel passaparola.

Sta succedendo da qualche settimana per Il quadro rubato che in alcuni locali resiste tenacemente ai cambi di programmazione per forza di consensi, spero succeda nei prossimi giorni anche per Volveréis di Jonás Trueba, figlio del (forse) più conosciuto Fernando e fino a oggi mai distribuito in Italia.

Già dai titoli di testa, che danno l’impressione di una «insicurezza» che non li fa mai arrivare alla fine (di chi è il soggetto del film? Bisogna aspettare i titoli di coda per scoprirlo), il film è tutto giocato su una decisione che viene presa nella primissima scena, ma che in tanti si stupiscono sia stata presa e forse si augurano che venga smentita dai fatti.

La decisione è quella a cui in una notte insonne di inizio settembre sono arrivati Alex (Vito Sanz) e Ale (Itsaso Arana): hanno deciso di separarsi dopo quattordici anni di vita comune. «Ma stiamo bene» si affrettano ad aggiungere a chi li guarda stupito di fronte a questa notizia e per dare più peso al fatto che è stata una scelta presa di comune accordo e per niente traumatica concludono dicendo che hanno deciso di fare una festa con gli amici per mettere fine nel modo migliore a questa loro convivenza.

A dir la verità, all’origine della insolita decisione c’è una battuta del padre di Ale (che Jonás ha fatto interpretare al suo vero padre, Fernando) il quale da buon anticonformista sosteneva che non sono i matrimoni che vanno festeggiati con una festa ma le separazioni, e così figlia e genero hanno deciso di prenderlo in parola.

Coinvolgendo addirittura un vecchio amico di Siviglia che non vedevano da tempo ma che è (era?) un ottimo batterista e può quindi allietare la festa di separazione rimettendo insieme il suo gruppo. All’inizio del film l’attenzione dello spettatore è tutta per gli amici a cui i due comunicano la notizia (assicurando ogni volta che «stanno bene»), per le loro riflessioni sulla volatilità del matrimonio, sull’importanza o meno della loro mancanza di figli.

Unico intervallo in questa serie di comunicazioni la loro ricerca in comune di due nuovi possibili appartamenti, con gli equivoci dell’agente immobiliare che non capisce come mai si presentino in due se poi nella casa ne entrerà uno solo. Ma è proprio al ritorno da una di queste visite, dopo che i due si sono separati, che le cose si complicano perché dopo aver visto Alex che attraversa un ponte rivediamo la stessa scena su un monitor davanti a cui discutono Ale e il suo montatore. Capiamo subito che Ale è una regista e scopriamo che Alex è l’interprete del suo film, forse il protagonista. Ma allora quello che abbiamo visto fino ad adesso cos’era? Erano scene di vita familiare o non piuttosto le scene di un film di cui solo adesso scopriamo l’esistenza?

Senza voler fare nessuno spoiler, posso dire che questa ambiguità continuerà a lungo, ingigantita dal padre che, dopo aver contestato l’idea della festa di separazione (i due sposi non avevano capito che era una delle sue solite provocazioni), regala loro «In vino veritas» di Sören Kierkegaard (dove cinque amici discutono sul tema dell’amore, incrociando etica ed estetica) e soprattutto «Alla ricerca della felicità» di Stanley Cavell, celeberrimo saggio sulle cosiddette «commedie del rimatrimonio», dove una coppia che si è separata finisce inevitabilmente per rimettersi insieme.

E a questo punto, mentre la regista Ale e l’attore Alex intrecciano i loro percorsi in maniera sempre più stretta, il film e la vita si scambiano continuamente i ruoli. Senza spocchia intellettualistica ma con una contagiosa leggerezza che sa divertire e che offre qualche spunto di riflessione: la festa si farà – ve lo anticipo – ma per festeggiare che cosa? Mescolando Kierkegaard, Cavell (con le sue commedie) ma anche l’insegnamento di Woody Allen, Volveréis (che vuol dire «Tornerete») è pronto a sorprenderci e a farci sorridere.

10 giugno 2025

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