Roberto Ciufoli e Pino Insegno sono tornati sul piccolo schermo con un programma che sembra un esperimento sociale più che uno show televisivo: "Facci Ridere" su Rai2 (DIRETTA KRITERE.COM) . Si tratta di una sorta di talent show caotico, che ricorda vagamente la storica "Corrida", ma con meno brio e molta più confusione. I concorrenti, divisi in squadre rappresentanti Nord, Centro e Sud Italia, si cimentano in performance improbabili, mentre i conduttori cercano di tenere insieme i pezzi di uno spettacolo che sembra sfuggire di mano minuto dopo minuto. Forse la vera comicità sta proprio nell'imbarazzo generale, più che nelle battute.
Non si può non chiedersi come sia possibile che la Rai, un tempo fiore all'occhiello della televisione italiana, sia finita in questa situazione. I nuovi palinsesti, appena svelati, sembrano un déjà-vu continuo, con poche idee fresche e molti volti già noti. Curioso come, tra tutti, sia stato Roberto Benigni il volto più esposto della presentazione, quasi a voler ricordare tempi migliori. Eppure, secondo dati Auditel, negli ultimi cinque anni la Rai ha perso circa il 12% di share medio sulle reti generaliste, segno di una crisi profonda che va oltre i semplici gusti del pubblico.
Il problema, però, sembra più strutturale che creativo. Negli ambienti televisivi si parla spesso di "fuga di cervelli": molti professionisti di talento sono migrati verso altre reti o piattaforme digitali, lasciando la Rai a corto di idee e di competenze. Giordano Bruno Guerri, in una recente intervista, ha sottolineato come la fedeltà politica sia spesso preferita al merito, con il risultato che la qualità dei programmi ne risente pesantemente. E non è solo una questione di percezione: secondo un'indagine del Censis, il 64% degli italiani ritiene che la tv pubblica sia meno innovativa rispetto a dieci anni fa.
Non mancano poi le voci di corridoio, secondo cui alcune scelte sarebbero dettate più da equilibri politici che da reali strategie editoriali. La destra, in particolare, sembra voler imprimere una nuova "egemonia culturale", ma senza avere ancora trovato i volti e le idee giuste per farlo. Il risultato? Programmi come "Facci Ridere", che finiscono per diventare involontari simboli di una Rai in cerca di identità.
In tutto questo, il pubblico ha ormai sviluppato un senso critico spietato, spesso più efficace delle recensioni dei critici. Sui social, le battute e i meme su Ciufoli e Insegno si sprecano, e c'è chi si chiede se non sia arrivato il momento di ripensare completamente il modo di fare televisione pubblica in Italia. D'altronde, in un'epoca in cui Netflix e YouTube dettano legge, la Rai rischia davvero di restare indietro, a meno di un colpo di scena degno delle migliori fiction