Tutto il calcio su KRITERE.COM!

Congedo in grande stile allo stadio dell'Aston Villa, con la reunion dei Black Sabbath e tantissimi ospiti: ma il cantante è parso molto affaticato

Arriva assiso su un trono, di nero vestito come sempre, inizia a cantare, ci riesce, ma la sua è una maschera di sofferenza, tormentata dal Parkinson e da decenni di eccessi, una vita che è un romanzo sopra le righe: ritroviamo così, assai affaticato, il 76enne Ozzy Osbourne, leggenda vivente dell’heavy metal, il «Principe dell’oscurità», maledettista per definizione, dopo qualche anno di assenza. Perché è così che si presenta quando ormai il sole è calato nella sua Birmingham: ha organizzato il suo commiato «là dove tutto è iniziato», nel sempre splendido Villa Park, casa dell’Aston, oggi devota alla musica.
Già, è il momento delle grandi reunion in Britannia: l’altro ieri è toccato ai fratelli ritrovati Gallagher dopo sedici anni a Cardiff. Oggi qui sono i Black Sabbath a ritrovarsi dopo venti: Ozzy, nell’organizzare il suo addio, ha voluto rimettere insieme la vecchia band. Con cui regala classici intramontabili (e tremendamente attuali) come «War Pigs» o «Paranoid».
Ma il sapore, qui nelle Midlands, è del tutto diverso: se gli Oasis (forse) segnano una nuova ripartenza, questo sembra un gioioso funerale. Perché Ozzy, malfermo e acciaccato, quasi commovente nel donarsi ai 42.000 entusiasti che sono venuti a Birmingham da tutto il mondo, non potrà mai più sottoporsi a uno sforzo simile.
Ma soprattutto è una sorta di de profundis di un’intera scena che mai si potrà vedere tutta insieme come ieri sera: nessuno dei tantissimi presenti ha meno di sessant’anni. E si fa prima a dire chi non c’è. Forse solo gli Iron Maiden han dato forfait (pregresse antipatie tra Ozzy e Bruce Dickinson) poi ci sono tutti.
Dai Guns’n Roses dell’armonia ritrovata tra Axl e Slash (si prodigano qui in una splendida versione di «Sabbath Bloody Sabbath») ai Metallica che ringraziano Ozzy e i Sabbath «perché senza di loro non saremmo esistiti», a un supergruppo da sogno, Steven Tyler, Tom Morello e Ron Wood. E poi gli Anthrax, i Tool e i sempre tarantolati Slayer, tutti appunto debitori in qualche modo a Ozzy e soci, di fatto, i padri pellegrini dell’heavy.
E chi non è potuto venire manda messaggi come gli Ac\Dc, Marylin Manson o Elton John. Il pubblico è in visibilio, ma è tutto monomarca, metallari dai capelli ingrigiti perlopiù, sopravvissuti come dei cherokee alle mode passeggere dettate da tiktok.
Qui, a pochi passi dal quartiere, Aston per l’appunto, dove Ozzy e i suoi compagni d’avventura sono partiti e dove raccattavano pochi scellini mentre facevano i parcheggiatori delle auto. Ben oltre un «working class hero», il cantante, sottoproletario semmai, che «se non avessi fatto il musicista, avrei fatto il ladro pur di non lavorare in fabbrica come mio padre» come ci confessò lui stesso una volta.
La classe operaia qui però non è andata in paradiso: i biglietti per il concerto sono costati da 236 a 3.000 euro, anche se, come ha sottolineato la gran cerimoniera di tutto lo show, la moglie di Ozzy, Sharon, andrà tutto in beneficienza. Ma, a chi è venuto qui, poco importa. Perché non ricapiterà più.

6 luglio 2025 ( modifica il 6 luglio 2025 | 00:22)

Adblock test (Why?)