Il critico televisivo Aldo Grasso interviene sull'ecosistema Mediaset, puntando i riflettori sul consolidato successo di Maria De Filippi. L'occasione è offerta dai recenti elogi di Pier Silvio Berlusconi alla conduttrice dopo l'ultima puntata di *Amici 25*. Grasso, tuttavia, va oltre il singolo complimento, estendendo la sua analisi a tutta la produzione "defilippiana", definendola la vera spina dorsale della programmazione Mediaset. Il cuore della sua critica batte forte su un concetto chiave: il "rigore cinico con cui viene gestito il materiale umano".

Questa espressione, lapidaria e incisiva, non è un'accusa emotiva, ma la sintesi di un'operazione televisiva complessa e raffinata. Per Grasso, il focus principale di tale rigore è *Uomini e Donne*, il dating show pomeridiano che dal 1996 popola i palinsesti. Definirlo semplicemente "trash" o "triviale", secondo il critico, sarebbe un errore riduttivo. Significherebbe fermarsi alla superficie, agli effetti più evidenti, senza cogliere la profondità strategica che ne ha decretato e sostenuto il successo ventennale. Si tratterebbe, in altre parole, di fare morale anziché un'analisi autentica del fenomeno e, soprattutto, del metodo con cui Maria De Filippi lo ha costruito.

*Uomini e Donne*, nato quasi trent'anni fa da una costola di *Amici* e inizialmente concepito come un talk show in cui ex protagonisti commentavano le proprie storie d'amore, si è evoluto nel tempo. Dalle interviste a coppie vip si è passati al "tronista", figura cardine della versione "classica", in cui un uomo o una donna ambiscono a trovare l'anima gemella tra corteggiatori e corteggiatrici, culminando nella celebre "scelta". Successivamente, con l'introduzione del "Trono Over", il programma ha abbracciato anche il mondo delle relazioni mature, ampliando ulteriormente il proprio bacino di pubblico e rinnovando il format con dinamiche più complesse e spesso più vicine alla realtà. Questa capacità di adattamento e rigenerazione è essa stessa testimonianza del "rigore cinico" di cui parla Grasso: una macchina produttiva che sa cogliere le tendenze, intercettare i desideri del pubblico e riorganizzare il proprio "materiale umano" per mantenere alta l'attrattiva.

Il critico sottolinea come il programma non sia un semplice dating show, ma una "raffinata operazione di impagliatura dei sentimenti". Un'espressione forte, che evoca l'idea di imbalsamare, di rendere statico e controllabile ciò che per natura è fluido e imprevedibile. I sentimenti, l'intimità, le dinamiche relazionali vengono estratti dalla sfera privata, dissezionati e ricomposti in un formato televisivo, diventando prodotti industriali confezionati per massimizzare l'audience e generare contenuti condivisibili sui social media. Non è un caso che molti dei protagonisti dei programmi defilippiani diventino poi influencer, volti noti, testimonial: la "fiera delle vanità" diventa, in questo contesto, un trampolino di lancio per carriere nel mondo digitale e dello spettacolo.

L'ecosistema televisivo, negli anni, ha metabolizzato e normalizzato questa operazione. Quella che Grasso definisce "riduzione dell'intimità a puro formato" non è più un'anomalia, ma un rito quotidiano accettabile, quasi atteso. La televisione di Maria De Filippi, attraverso programmi come *Uomini e Donne*, *C'è Posta per Te* o persino *Temptation Island* (prodotto da Fascino P.G.T., la società di cui De Filippi è proprietaria e fondatrice), ha saputo creare un linguaggio e una grammatica emotiva che il pubblico comprende e consuma con assiduità. Questi format, basati sull'interazione umana e sulle dinamiche relazionali portate all'estremo o sotto pressione, offrono una sorta di "drama terapeutico" o voyeuristico, che tiene incollati milioni di spettatori.

Contrariamente a una lettura superficiale, il successo di *Uomini e Donne* non risiede, secondo Grasso, nelle "urla belluine", nel lessico zoppicante o nell'estetica patinata del "tronista" che spesso viene associata al genere. Non si tratta di parlare alla pancia degli spettatori con mero trash. La vera cifra del programma è da ricercare nella sua "testa", nella sua pianificazione tutt'altro che emotiva. C'è una sceneggiatura invisibile, una regia attenta, un montaggio che esalta determinate dinamiche e ne smorza altre, creando archi narrativi studiati per catturare l'attenzione e generare discussione. Ogni gesto, ogni parola, ogni sguardo dei protagonisti è filtrato e ricontestualizzato all'interno di una narrazione predefinita, anche se appare spontanea.

Questa meticolosa gestione del "materiale umano" è il segno distintivo del metodo De Filippi, un'operazione che ha trasformato la sua società di produzione, Fascino P.G.T., in una delle più potenti e influenti del panorama televisivo italiano. Il "rigore cinico" si traduce in una formula di successo replicabile, una garanzia di ascolti che rende i programmi di De Filippi un pilastro imprescindibile per Mediaset. In un'epoca di frammentazione mediatica e competizione crescente, avere format che assicurano un'audience fedele e intergenerazionale è un tesoro. E questo tesoro è stato costruito, secondo Aldo Grasso, attraverso una consapevole e spietata riduzione dell'umano a spettacolo, dell'intimità a mero formato, dove ogni emozione, per quanto autentica possa essere alla fonte, viene poi rimodellata per servire il grande rito quotidiano della televisione.