Pollice opponibile incollato allo schermo, occhi sbarrati nel buio di Mar-a-Lago, le dita che corrono impazzite sulla tastiera virtuale di Truth Social. La diagnosi non scritta, ma evidente sotto gli occhi del mondo, è una sola: intossicazione da smartphone a livelli industriali. Donald Trump non usa i social; ne è letteralmente posseduto. L'ex presidente degli Stati Uniti è entrato in quel loop neurochimico che i sociologi digitali chiamano "sovraccarico cognitivo da scroll compulsivo". Il risultato? Le sinapsi saltano, i dettagli sfumano e la realtà si confonde con il feed.
L'ultimo cortocircuito – o forse sarebbe meglio definirla una vera e propria fusione fredda cerebrale – è andato in scena sul suo social network personale. Il Tycoon decide di fare il padre orgoglioso davanti alla sua platea di milioni di follower. Prende lo smartphone, seleziona un'immagine e la pubblica, accompagnandola con parole al miele per la sua "figlia eccezionale".
Chiunque si sarebbe aspettato di vedere il volto della biondissima e onnipresente Ivanka, o magari quello della più defilata Tiffany, le due figlie naturali che da sempre orbitano nella galassia Trump. E invece, colpo di scena. Quella nella foto non è una Trump. Non lo è mai stata.
La "figlia eccezionale" del post ha un nome, un cognome e una vita decisamente lontana dall'albero genealogico di The Donald. Si chiama Margo Catsimatidis. Non è una millennial rampante, né una giovane promessa della dinastia. È la moglie di John Catsimatidis, magnate dei supermercati di New York, miliardario di origine greca e, soprattutto, storico alleato e amico di vecchia data di Trump.
Ma c'è un dettaglio che trasforma la gaffe in un capolavoro di surrealismo biologico: tra Donald Trump e Margo Catsimatidis ci sono appena sei anni di differenza. A meno di non voler riscrivere le leggi della biologia e della ginecologia con retroattività fantascientifica, l'ipotesi di una "Trumpetta Junior" segreta decade all'istante. Non è un segreto di Stato finalmente svelato; è solo l'ennesimo svarione di un uomo che passa troppo tempo a "spippolare" sul display.
Come si arriva a scambiare la moglie settantenne di un tuo caro amico per la tua stessa progenie? La risposta è scritta nei registri di attività di Truth Social, la piattaforma-ghetto creata da Trump dopo il bando (poi revocato) da Twitter. I numeri dell'ultimo mese descrivono una patologia digitale conclamata: 861 post pubblicati. Significa una media esatta di 27 contenuti al giorno.
Calcolatrici alla mano, ipotizzando che il candidato repubblicano dorma almeno sei ore a notte, parliamo di un post ogni quaranta minuti. Ininterrottamente. Tra un comizio elettorale, una riunione con i legali per i suoi infiniti processi, un round di golf e un hamburger. Donald Trump vive in una bolla di notifiche, risposte, retweet e "retruth". Un bombardamento di dopamina autoprodotto che alla fine presenta il conto.
Quello a cui stiamo assistendo non è più comunicazione politica: è *boomer posting* all'ennesima potenza. È lo stesso meccanismo psicologico per cui lo zio anziano confonde le chat di famiglia su WhatsApp, inoltra catene di sant'Antonio improbabili e scambia i volti dei conoscenti sul suo profilo Facebook. Solo che in questo caso, il "parente confuso" non sta commentando la foto di un gattino, ma è un uomo che corre per guidare la superpotenza globale, con il dito potenzialmente vicino ai codici nucleari oltre che allo schermo del telefono.
Questo errore macroscopico non è un caso isolato, ma il sintomo visibile di una stanchezza accumulata sotto i riflettori di una campagna elettorale infinita e feroce. La bolla di Truth Social si è trasformata in una trappola speculare. Senza il filtro di un team di comunicazione strutturato che gli blocchi le dita prima di fare danni, Trump si muove online come un elettrone libero. Si auto-replica, si eccita nei suoi stessi deliri digitali, digita compulsivamente fino a perdere il contatto visivo ed elementare con la realtà dei fatti.
Mentre lo staff corre ai ripari per cancellare, correggere o giustificare l'ennesimo "typo" dell'era moderna, l'immagine che resta impressa è quella di un leader prigioniero del suo stesso avatar. Il re è nudo, ha le occhiaie da luce blu e il pollice stanco. La prossima volta che Trump parlerà del "declino cognitivo" dei suoi avversari politici, qualcuno nel suo staff farebbe bene a fare l'unica cosa sensata: nascondergli lo smartphone. O, almeno, installare un parental control per limitare le ore di gioco su internet.