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Ha pianto, Emanuela Aiello, e ha ribadito di non aver mai fatto male alle figlie. Tantomeno alla figlia più piccola, Beatrice, 2 anni, morta per le botte ricevute tra l'8 e il 9 febbraio corso. Emanuela Aiello, accusata assieme al compagno Emanuel Iannuzzi di maltrattamenti aggravati dalla morte della bimba, piange e nega tutto. La donna ha avuto una crisi così forte che il giudice ha interrotto l'interrogatorio dopo 20 minuti, confermando il carcere, così come resta in cella il suo compagno che, per decisione dei suoi legali, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ha però fatto mettere a verbale che si sente sconvolto e sotto choc e se n'è tornato nel carcere di Genova. Intanto in procura a Imperia si sono presentati anche i legali del padre biologico delle bambine.

"Picchiare una bambina di due anni non è la stessa cosa che picchiare un adulto. Se si colpisce con ferocia e crudeltà una bambina così piccola, non si può pensare di non causarne la morte. Ci aspettiamo che eventualmente il capo di imputazione sia solo provvisorio: speriamo che la procura da ulteriori elementi che devono essere ancora depositati possa contestare quantomeno allo Iannuzzi l'omicidio volontario della bambina". ha detto Mario Ventimiglia che con Fabio Scaffidi Fonti difende l'uomo. Padre che "si aspetta che finalmente la madre dichiari la verità su quello che è successo e su ciò che ha comportato la morte della bambina", aggiunge, poi "speriamo nella procura" E proprio dalla procura emerge che l'accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte di minore è "provvisoria", perché sulla base dei riscontri ottenuti fino a quel momento era "quella più aderente. Se fosse stato contestato l'omicidio volontario aggravato doveva essere chiaro chi è l'autore" mentre in fase cautelare "ci sono i maltrattamenti, che sono pacifici, e il giudice ci ha dato ragione. Poi la contestazione può anche cambiare ma l'obiettivo era ottenere la misura e con questa contestazione, in tre giorni, è stata ottenuta".

Dunque non è escluso che possano essere contestate accuse ben più gravi. La questione della morte di Beatrice, tra l'altro, non finisce certo con le due posizioni di Iannuzzi e Aiello. Sono tante quelle al vaglio della procura: per esempio, chi era a conoscenza di cosa stava succedendo a Beatrice? Emblematico, scrive il giudice nell'ordinanza che dispone l'arresto di Iannuzzi e Aiello, è il messaggio che la donna ha scritto poco prima delle 3 del mattino del 17 gennaio alla madre di Iannuzzi. Quella sera, Iannuzzi - scrive il magistrato - aveva colpito Beatrice con alcuni schiaffi facendola sbattere per terra prima che a casa arrivassero i suoi genitori e poi, quando se ne erano andati, ha picchiato la stessa Aiello. Perché? Quella notte Aiello scrive alla madre di Iannuzzi: "... io non ho mai voluto la rovina di tuo figlio anzi, per tuo figlio mi metterei sotto un treno, mi sento sottoterra senza di lui.. scusate se ho toccato la famiglia, tante situazioni che si sono determinate ieri sera mi hanno mandato fuori... perché determinate cose da donna e da mamma non le posso vedere e non le posso sentire". Cosa era successo quella sera? Secondo gli inquirenti "qualcosa di preoccupante a una delle figlie dell'indagata".