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Non volevano lasciare la casa di Formia dove sono state ritrovate domenica dai carabinieri. Soprattutto Sarah che, pare, abbia anche opposto resistenza, desistendo solo all'arrivo di un'assistente sociale che ha convinto lei e la sorella maggiore Alisya a uscire. "Vogliamo stare con la mamma" avrebbero detto le ragazzine, di 12 e 16 anni, ai carabinieri che si sono presentati nell'abitazione della loro lontana parente, dove le hanno rintracciate dopo due settimane di ricerche dalla loro scomparsa dalla casa famiglia di Civitella Alfedena.

A confermare lo stato d'animo delle due sorelle, e la loro preoccupazione quando hanno capito di dover abbandonare il luogo dove erano rimaste nascoste per due settimane, è stato, in conferenza stampa, il procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D'Angelo, che ha coordinato le indagini. "Quando le abbiamo trovate, le due sorelle non hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse nella stanza dove avevano vissuto fino ad allora"; una stanza dalla quale non erano mai uscite, se non per mangiare, sempre restando in casa, passando la giornata a vedere la tv. Il giorno della scomparsa "le ragazze sono salite volontariamente in macchina" con le stesse persone che le hanno portate a Formia", ha raccontato il procuratore riferendosi alla fuga da Civitella Alfedena nella notte tra il 6 e il 7 giugno. "Non si sa ancora che piano avessero, per quanto tempo sarebbero state ancora lì".

Per il sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, tutore legale delle sorelle, ora ci si trova davanti a "una situazione molto difficile da gestire". "Ho visto le bambine e le ho accompagnate in una struttura. Vivono uno stato di forte stress emotivo, ma non mi sono permesso di chiedere loro nulla della vicenda: lo farà chi di dovere" ha detto. "Seguiremo la vicenda per comprendere gli sviluppi delle indagini e gli accertamenti degli inquirenti. Cureremo gli interessi legali e materiali delle ragazze - ha proseguito -. Sarà un percorso difficile, anche alla luce del fatto che adesso tutte le relazioni si complicheranno ancora di più". Si è detta "felice del fatto che le bambine stiano bene" la Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, Marina Terragni; d'altra parte auspica che "qualunque decisione venga presa attenga unicamente e saldamente al loro superiore interesse. Resta imprescindibile il diritto di queste, e di tutti i minori, ad essere ascoltate in tutti i procedimenti che le riguardino, principio sancito dalle convenzioni internazionali e dalla legge nazionale". In particolare, "per la legge un minore a 16 anni può lasciare la scuola, stipulare contratti di lavoro o avviare un'attività di impresa, può sposarsi e avere figli, è ritenuto penalmente imputabile, fin dai 14 anni. Non dovrebbe essergli riconosciuto anche il diritto di scegliere autonomamente dove e con chi vivere?".