Pesi che sbattono. Musica techno a palla che rimbomba nelle orecchie. L’odore acre di sudore e ghisa. Un pomeriggio come tanti in una palestra di Torre Maura, periferia est di Roma. Poi, all'improvviso, il silenzio. Spezzato dalle urla. Un lampo di metallo, il rumore sordo di un corpo che crolla e il rosso del sangue che inizia a macchiare il pavimento sintetico della sala pesi.
Tutto per un motivo ridicolo, quasi surreale: "Quella panca è mia, mi devo allenare io".
La folle corsa di David Cittadini, 53 anni, conosciuto negli ambienti della mala romana come "il Piotta", è finita. I Carabinieri lo hanno stretto all’angolo dopo oltre due settimane di caccia all'uomo, mettendo fine a una latitanza dorata tra i palazzoni di cemento della Capitale. L'accusa che pende sulla sua testa è pesante come un macigno: tentato omicidio.
I fatti risalgono allo scorso 11 giugno. È un martedì pomeriggio afoso. All’interno del centro sportivo la tensione è già alta, ma nessuno può immaginare quello che sta per accadere. Due uomini si incrociano davanti a una panca multifunzione. Da un lato c'è un cliente abituale, un uomo che vuole solo finire la sua scheda di allenamento. Dall'altro c'è il "Piotta". 53 anni, un fisico massiccio plasmato da anni di allenamento, ma soprattutto un curriculum criminale di tutto rispetto, con precedenti significativi legati al mondo della droga.
Tra i due nasce una discussione banale. Questione di precedenze, di turni saltati. "Spostati, tocca a me". "No, qui c'ero prima io". Parole grosse, insulti, il petto contro petto. Nei primi istanti sembra la solita rissa da spogliatoio, una di quelle scenate di testosterone destinate a spegnersi con l'intervento degli istruttori. Ma il "Piotta" non è un cliente qualsiasi. Nella sua testa, formata sulle dure leggi della strada della periferia romana, cedere il passo significa mostrare debolezza. E lui non può permetterselo.
Dalle parole si passa rapidamente alle mani. Spintoni, schiaffi. Poi, il gesto che trasforma una lite da bar in un tentato omicidio. Cittadini infila la mano nel borsone, o forse direttamente in tasca. Ne estrae un'arma da taglio, probabilmente un coltello a serramanico. Non ci pensa due volte. Sferra un fendente rapido, preciso, mirato a colpire organi vitali. La vittima non ha il tempo di schivare il colpo. Viene centrata in pieno. Crolla a terra, stringendosi le mani sul petto mentre il sangue sgorga copioso.
Mentre nella palestra si scatena il panico, con i clienti in fuga e il personale che tenta disperatamente di prestare i primi soccorsi, il "Piotta" agisce con la freddezza del criminale consumato. Non si volta indietro. Guadagna l'uscita a passo rapido, sale a bordo di un mezzo e svanisce nel nulla, inghiottito dal traffico della via Casilina.
La vittima viene trasportata d'urgenza in ospedale. Poteva essere un omicidio, ma per pochi centimetri la lama non ha reciso arterie vitali. L'uomo viene dichiarato fuori pericolo, ma le ferite – fisiche e psicologiche – restano profonde.
Da quel momento, per i Carabinieri della Compagnia di Frascati e della Stazione di Roma Torre Maura inizia una corsa contro il tempo. Gli investigatori blindano la palestra, acquisiscono i filmati delle telecamere di videosorveglianza, interrogano decine di testimoni ancora sotto shock. Il nome del colpevole emerge quasi subito: tutti a Torre Maura sanno chi è il "Piotta" e conoscono la sua reputazione.
Trovarlo, però, non è facile. Cittadini sa di averla fatta grossa e si nasconde. Sfrutta una fitta rete di contatti legati al sottomondo dello spaccio di stupefacenti. Cambia covo continuamente, spegne i telefoni, evita i luoghi abituali. Per oltre quindici giorni si muove come un fantasma nell'ombra dei quartieri popolari della periferia romana.
Ma i Carabinieri non mollano la presa. Con un lavoro meticoloso fatto di pedinamenti, intercettazioni e controllo del territorio, i militari riescono a ricostruire la rete dei suoi fiancheggiatori. Il cerchio si stringe. Fino al blitz decisivo di poche ore fa, quando i carabinieri lo individuano e lo bloccano. Per il "Piotta" non c'è spazio per un'altra fuga, né per altre minacce. Le manette scattano ai suoi polsi mettendo fine alla sua latitanza.
L'arresto di David Cittadini è la risposta dello Stato a un episodio di violenza urbana sconcertante, che fotografa la facilità con cui, in certi contesti, si è disposti a uccidere anche solo per il possesso temporaneo di una panca da palestra. Ora le porte della sala pesi per lui si sono chiuse per sempre. Si sono aperte, invece, quelle del carcere, dove avrà tutto il tempo di riflettere su quanto possa costare caro un attacco di rabbia a favore di ghisa.