
Per la Corte costituzionale è ammissibile il conflitto tra poteri dello Stato sollevato dalla Camera dei deputati contro il Tribunale dei ministri di Roma relativo "all'omessa richiesta di autorizzazione a procedere alla Camera dei deputati per il reato contestato a Giusi Bartolozzi", ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia, nel caso Almasri. Dopo una camera di consiglio, la Consulta ha stabilito che il ricorso dovrà essere trattato "in rito e nel merito", in un'udienza pubblica che verrà fissata dopo l'estate, forse non prima di ottobre o novembre. La decisione della Corte comporta un sostanziale congelamento del procedimento a carico dell'ex funzionaria ministeriale, la cui prima udienza è fissata per il prossimo 17 settembre davanti al giudice monocratico di piazzale Clodio.
Per Bartolozzi l'accusa mossa dalla Procura è quella di aver fornito false informazioni al pm in relazione alla vicenda del generale libico accusato dalla Corte penale internazionale di crimini contro l'umanità. Almasri venne prima arrestato e poi rilasciato e rimpatriato dalle autorità italiane. Nell'ordinanza la Consulta scrive che la Camera "è legittimata a proporre conflitto" per difendere le proprie prerogative, ricordando che i due rami del Parlamento sono competenti a decidere "sulle richieste di autorizzazione a procedere anche nei confronti degli 'indagati laici', cioè di coloro che, pur non rivestendo la qualifica di ministri - è detto -, abbiano concorso nel reato ministeriale o abbiano commesso un reato ad esso connesso". Nell'atto la Corte ricorda che, dal canto loro, la Procura e il Tribunale dei ministri di Roma "sono legittimati a resistere in quanto poteri dello Stato". La vicenda è legata all'iscrizione nel registro degli indagati, il 7 agosto dello scorso anno, dell'allora braccio destro del ministro Carlo Nordio. Secondo la maggioranza, i magistrati avrebbero dovuto prima trasmettere alla Camera la richiesta di autorizzazione a procedere, come è accaduto per i ministri Nordio e Matteo Piantedosi e per il sottosegretario Alfredo Mantovano, per i quali la richiesta è stata respinta e le rispettive posizioni archiviate.
E, secondo questa tesi, anche Bartolozzi dovrebbe godere dello scudo dell'immunità parlamentare. Secondo l'impianto del Tribunale dei ministri, poi recepito dalla Procura, nella vicenda del generale libico il ruolo di Bartolozzi è stato centrale. Per il collegio dei giudici per i reati ministeriali, la versione fornita dall'ex funzionaria di via Arenula è "inattendibile" e "mendace". Gli inquirenti affermano che quanto detto da Bartolozzi è "intrinsecamente contraddittorio", perché da un lato sostiene di aver informato il ministro subito dopo aver avuto la notizia dell'arresto di Almasri e, dall'altro, di non aver ritenuto opportuno sottoporgli la bozza predisposta dai tecnici per rispondere alle richieste giunte in merito al fermo. Intanto, il 25 giugno la Terza Commissione del Csm ha approvato la delibera per la proposta di incarico fuori ruolo per Bartolozzi come consigliera giuridica del ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti. La proposta dovrà essere votata dal plenum per l'approvazione definitiva.