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Tira dritto il movimento No Tav dopo gli attacchi di sabato ai cantieri della linea Torino-Lione in Valle di Susa. "Il racconto della maggior parte dei giornali e dei telegiornali è stato il solito dai tempi del primo G8, da Genova o anche da prima, cioè 'ci sono i valligiani che volevano manifestare tranquillamente, poi arrivano i black bloc'. Questa divisione è assolutamente falsa". A dirlo è Guido Fissore, storico attivista No Tav ultraottantenne, nel corso di una conferenza stampa del movimento a Venaus. "Se voi aveste visto il corteo che partiva di qua, sapreste che sono andati su in migliaia verso Chiomonte, quindi quello che è successo là l'abbiamo fatto tutti, siamo tutti responsabili". L'attivista sottolinea un punto preciso: "L'entrare nel cantiere è stata una cosa condivisa da tutti e questo è bene che lo sappiano, è meglio raccontarlo".

"Non è la prima volta - spiega - che lo diciamo, io mi ricordo dopo il 2011. Non vuol dire che tutti andiamo a tirar pietre ai poliziotti, però voglio dire che le situazioni possono degenerare". Secondo Fissore "raccontare che 'noi siamo bravi, non facciamo queste cose, sono quelli che vengono da fuori che fanno questi gesti', che voi dite inconsulti, non è vero. Siamo tutti responsabili, casomai il problema è la risposta che danno". "Proviamo un po' di fastidio per la loro presenza qui, ma questo significa che l'avversario è debole", ha detto - riferendosi alla visita al cantiere di Chiomonte della premier Meloni e del ministro Piantedosi - Olivero Fugera, consigliere comunale di minoranza a Giaglione. "Questi giorni sono un grande risultato per noi data la grande partecipazione al Festival e alle iniziative chiamare dal Movimento No Tav contro i cantieri, quindi continueremo così". "Sono stranieri, di sicuro non gente della valle", è invece sicura Chiara, che lavora in un negozio di casalinghi nel centro di Susa, preoccupata per il "danno d'immagine" alla vallata. "Siamo stufi, ogni anno al sabato pomeriggio ci sono sempre scontri". Luciana, seduta di fronte a lei, aggiunge: "La Tav la fanno ormai, perché fanno questi attacchi? Solo per far danni". Per Ilaria, tabaccaia in una via nelle vicinanze, "manifestare pacificamente è un conto, ma arrivare a questi scontri, a questa devastazione, è ben altro. Bisognerebbe controllare chi arriva qui magari già una settimana prima e si nasconde, non soltanto identificare adesso chi esce dal campeggio". A Chiomonte, tra i pochi commercianti che resistono, non si respira un'aria diversa. "Hanno stufato. Ieri - raccontano in farmacia - hanno annullato un piccolo evento culturale per timore che ci fosse la guerriglia, ma in realtà è tutto avvenuto nel cantiere. È un paese che sta morendo". Accanto, una trattoria ha tirato giù la serranda per l'ultima volta l'anno scorso, di fronte il cartello 'cedesi attività' è in bella vista sulla porta di un negozio di alimentari. "Certo è normale per un paese di montagna, ma tutto questo non aiuta di certo".