
La notizia del decesso di Abderrahim Fakir, morto durante un'operazione di polizia a Bologna, fa rumore anche in Marocco. Il ministero degli Affari Esteri di Rabat segue con preoccupazione gli sviluppi del caso e chiede chiarimenti all'Italia. Mentre l'Ordine degli avvocati del Marocco ha presentato un esposto a Bologna: una denuncia 'necessaria', scrivono, dopo la diffusione dei video degli ultimi attimi di vita del 42enne. Intanto i parenti di Fakir aspettano di riportare il corpo nel suo Paese natale, per la celebrazione del funerale.
Il video shock della morte del marocchino cresciuto a Bologna è stato rilanciato dalle principali testate internazionali, da Bbc a Cnn, dal Guardian ad Al Jazeera. Un rumore che non poteva lasciare indifferenti le autorità marocchine, da cui è arrivata la richiesta di avviare tempestivamente un'indagine approfondita per accertare le responsabilità e garantire la piena applicazione delle misure legali previste. Secondo l'agenzia di stampa Map, Rabat continuerà a seguire da vicino il caso, attraverso la rete consolare e l'ambasciata.
A scendere in campo è anche l'Ordine degli avvocati del Marocco, che annuncia di aver presentato denuncia alla procura di Bologna per fare piena luce sulle circostanze della tragedia, chiedendo di avviare un'indagine "indipendente, imparziale e approfondita" per accertare le circostanze della morte in conformità "all'articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo".
E in Marocco sarà portata, appena possibile, la salma dell'uomo. È questa l'intenzione della famiglia, che vuole seppellirlo a Casablanca, città di cui sono originari, pur vivendo in Italia dagli anni Novanta. "Stiamo aspettando i tempi dell'autopsia qui a Bologna - spiega all'ANSA il cognato Hamed Mimi, marito della sorella Nadia - Speriamo venga fatta questa settimana. Poi aspettiamo che il consolato prepari tutti i documenti per poter riportare la salma nel nostro Paese".
Abderrahim, prosegue, era "una persona tranquilla" che "soffriva di asma e di cuore, aveva scoperto da poco una malattia seria. Era molto agitato anche per questo". Dai familiari arriva anche un appello alla calma dopo gli scontri di lunedì notte: "Non vogliamo che succedano disordini in città. Ormai è morto e la vita non torna indietro", afferma ancora il cognato, che aggiunge: "Noi abbiamo manifestato per chiedere giustizia, non per fare caos. Se qualcuno si è infiltrato approfittando della situazione, non rappresenta la nostra famiglia".