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E' finito con la condanna di Ilaria Salis al risarcimento di poco più di di 300mila euro in totale il primo round della controversia tra l'eurodeputata di Avs e due ex collaboratori che si sono visti revocare in anticipo, rispetto alla scadenza prevista, il contratto stipulato per lo "sviluppo" di "progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo del parlamentare europeo".

Revoca comunicata nel marzo dell'anno scorso, con lettera di recesso immediato e senza preavviso e motivato dal venir meno "del rapporto fiduciario": in un caso per una "situazione di incompatibilità ambientale e personale", e nell'altro per una "attività ritenuta insoddisfacente".

A deciderlo, con una sentenza depositata lo scorso marzo, è stato il giudice del Tribunale del Lavoro di Milano, Franco Caroleo, che ha dato ragione ai due ex assistenti di Salis e ha poi conteggiato le "retribuzioni" che sarebbero spettate ai due "fino alla scadenza del termine", indicato nel 16 luglio 2029, in base a uno stipendio mensile di 2.900 e 3.000 euro. Il motivo di tale decisione, che può comunque essere impugnata, è dovuto al fatto che, si legge nel provvedimento, spetta alla datrice di lavoro, "l'onere della prova della giusta causa", cosa che l'esponente di Alleanza Verdi Sinistra non ha fatto, non si è costituita in giudizio rimanendo contumace.

Per questo, è scritto nella sentenza, si deve affermare "l'insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati". Il verdetto, pubblicato senza riferimenti su una rivista giuridica e di cui si è avuto notizia solo oggi, ha sollevato molte critiche da parte dei politici del centrodestra che hanno invocato le dimissioni di Salis.

"Predicano bene, ma razzolano male. Anzi, razzolano malissimo", ha attaccato il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, mentre il vicepresidente alla Camera di Fdi Fabio Rampelli ha commentato: "C'è chi difende il lavoro e i lavoratori con le chiacchiere e chi, come Ilaria Salis, sceglie persino di umiliarli. Licenziare senza giusta causa i propri collaboratori è un atto meschino che mette alla porta persone dall'oggi al domani e che non permette loro il tempo per riorganizzare la propria vita". Il vice premier Matteo Salvini ironizza, invece, con uno 'spiace...' postato sui social. In serata l'intervento dell'eurodeputata. "

E' una vicenda surreale, non ho potuto difendermi in primo grado", ha affermato, annunciando di aver "già impugnato il procedimento" che "è attualmente pendente in appello e sono pertanto fiduciosa che il successivo grado di giudizio consentirà di accertare correttamente i fatti". "La decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti - ha sottolineato - non è stata arbitraria, improvvisa, né priva di motivazioni. Era diventata, al contrario, necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento".