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Resta in cella Mohammed Saidi, il 27enne algerino arrestato dalla Polizia locale per aver sfregiato con un coltello una ragazza alla fermata Duomo della metropolitana, giovedì scorso, a Milano: è potenzialmente pericoloso e ha dato una versione dei fatti poco credibile . Il gip Cristian Mariani ha oggi convalidato l'arresto disponendo la misura cautelare in carcere con l'accusa di sfregio permanente al viso, riconoscendo l'aggravante "dei futili motivi" e "l'evidente pericolosità sociale". Nel provvedimento il giudice ha evidenziato che Saidi ha mostrato una "totale incapacità di controllo e spregiudicatezza di azione" contro "una donna inerme" infliggendole una ferita dal naso al collo senza che lei avesse nemmeno provato a reagire, anche dopo essere stata insultata.

La colluttazione, infatti, sarebbe stata prodotta dal disperato tentativo di lei di opporsi alla sua rabbia cieca. L'uomo, interrogato questa mattina nel carcere di San Vittore, non si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha dato la sua versione dei fatti. Racconto che è stato giudicato poco credibile, se non del tutto inverosimile. Saidi - che è accusato anche di resistenza a pubblico ufficiale - ha avuto infatti un atteggiamento ostile mostrandosi arrabbiato e cercando di ribaltare la ricostruzione dei fatti fin qui emersa. Il ventisettenne avrebbe riferito di essere arrivato in Italia dalla Francia solo da un mese e di avere lavorato come idraulico insieme a un altro algerino. A quanto si è saputo, poi, ha sostenuto di essere lui la vittima dell'aggressione perché la ragazza lo aveva guardato male e lo aveva insultato. Ha inoltre negato di aver detto di essere musulmano (questo particolare, comunque, non risulta dai verbali in atti). Al gip Saidi avrebbe negato anche di aver avuto con sé alcun coltello, spiegando che la ragazza si è ferita da sola con la fibbia metallica della borsetta durante la colluttazione.

"Ha estratto un coltello e mi ha colpito in viso" aveva invece riferito la giovane: "ho pensato di morire, non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare". Il ventisettenne si sarebbe poi allontanato non per scappare, ma perché si sentiva svenire. E ha anche sostenuto che era suo il sangue a terra e nell'interrogatorio ha voluto mostrare una ferita al dito. Si sarebbe inoltre lamentato dell'uso della forza nei suoi confronti al momento dell'arresto, ma gli agenti della Locale probabilmente dopo il lungo inseguimento non hanno potuto far altro che placcarlo con decisione, anche perché si stava muovendo in mezzo a una folla di passanti, nella centralissima via Torino. "Ha raccontato la sua versione - ha detto laconicamente la sua legale, l'avvocata Mara Bracco, raggiunta telefonicamente. - poi probabilmente ci saranno ulteriori indagini". L'uomo, che ha chiesto di essere rimpatriato, resta a San Vittore. Come esigenze cautelari gli vengono contestati i pericoli di reiterazione del reato e di fuga.