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Il prezzo pagato per avere denunciato un sindacalista dell'azienda in cui lavorava per violenza sessuale è stato "molto alto". Ma ora che quell'uomo è stato condannato, dopo due assoluzioni, non c'è in lei nessun sentimento di vendetta. Sono parole di "sollievo" quelle pronunciate al telefono con il suo legale, Gionata Bonuccelli, dall'ex hostess che nel 2018 trovò il coraggio di raccontare quello che le era accaduto. "Felice? No, spero solo sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita".

Per otto lunghissimi anni, "non è passato un solo giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda - dice all'avvocato che la assiste -. Non c'è mai stata una giornata in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri. La speranza è che quella di oggi sia la puntata finale di questa storia e che io e la mia famiglia ora possiamo mettere un punto". La fine di una brutta storia, fatta anche di "diffamazione" nei suoi confronti. "Insieme ad altri del suo sindacato, l'imputato ha sempre avuto un atteggiamento molto diffamatorio nei miei confronti - sostiene - e questo è stato un prezzo alto che ho dovuto pagare, tant'è che ho dovuto lasciare il lavoro". Da tempo la donna ha rinunciato a fare la hostess e a viaggiare per lavoro e ora fa la maestra di sostegno. "E' stata una violenza nella violenza - prosegue -. Alla violenza di tipo lavorativo purtroppo noi donne in Italia ci siamo forse un po' assuefatte. Noi lavoratrici donne e madri soprattutto in Italia ci siamo purtroppo rassegnate a subire qualunque cosa. È stato in questo panorama già poco roseo della mia vita che è arrivato lui ed è stata veramente la violenza nella violenza in un periodo che era già di grande sofferenza. E lui ne ha approfittato".

L'ex hostess non se la sente di dare consigli alle donne che dovessero trovarsi in una condizione analoga. "Non me la sento di dare consigli a nessuno - sottolinea - perché in questi anni purtroppo tante volte ho pensato 'chi me l'ha fatto fare?'.Tornassi indietro forse non lo rifarei. L'unica consolazione che ho avuto è che dentro di me sapevo e so ancora di aver fatto tutto il possibile. Questo mi ha sempre tirato su. Mi dicevo 'tu hai fatto il tuo, se poi c'è chi il suo non lo fa, purtroppo non dipende da te'. Ognuno faccia i conti con le proprie forze e cerchi di fare quel che è meglio per se stesso e di agire secondo coscienza".